La vittoria elettorale che ha portato manuel minervini a Palazzo Giovene è stata netta e, per molti aspetti, inattesa sia per l’entità del consenso sia per la composizione del progetto che l’ha sostenuto. Il 36enne ingegnere, iscritto a Rifondazione Comunistaha ottenuto circa il 67,47% dei voti nel ballottaggio conclusosi l’8 giugno 2026, superando Pietro Mastropasqua fermo al 32,53% e segnando un cambio di passo nella politica cittadina.
Il risultato non è solo numerico: rappresenta la convergenza di otto liste e di un ampio campo largo che ha riunito sigle politiche, associazioni e militanti storici presenti sul territorio. Il successo è stato accompagnato da immagini e video che hanno raccolto l’entusiasmo della piazza, simboli di una vittoria costruita su radicamento e identità.
Un progetto politico radicato e pluralista che ha rotto schemi locali
Dietro il trionfo di Minervini c’è la capacità di aggregare: partito da un’iniziativa di Rifondazione, il suo nome è diventato il punto di riferimento di una coalizione composta da liste politiche e civiche, culminata con l’adesione del Partito Democratico a livello locale dopo un intervento di commissariamento della sezione cittadina. Il mosaico elettorale ha saputo unire radicalità e radicamentopresentando un’alternativa netta al progetto civico che aveva governato la città fino ad allora.
Perché il modello è risultato vincente
Secondo il neo sindaco la vittoria è riconducibile alla credibilità costruita sul territorio: una militanza lunga trent’anni, la presenza nelle periferie e una comunicazione fatta dagli attivisti piuttosto che attraverso campagne di marketing. Questo approccio ha permesso di riavvicinare elettori disillusi dall’astensione e di intercettare tanto i ceti deboli quanto settori medi e produttivi, senza ricorrere a personalismi o a figure politiche “trasformiste”.
Il confronto con il progetto avversario e il quadro amministrativo
La contesa elettorale non si è svolta contro il centrodestra ma contro un blocco civico che aveva consolidato il potere locale con pratiche clientelari e reti consolidate di interessi. Minervini e la coalizione hanno puntato a spezzare quel modello, indicandosi come alternativa per il rilancio economico e la riorganizzazione del welfare locale. Il tema della tutela del lungomare e del rifiuto della vasca di colmata per i detriti di escavazione del porto è stato uno degli elementi concreti su cui la campagna ha trovato forte radicamento e consenso.
La nuova amministrazione si insedia dopo una campagna che ha visto momenti di forte visibilità pubblica: le celebrazioni in Corso Umberto, i canti e l’abbraccio collettivo al comitato, immagini che hanno contribuito a costruire un senso di identità e partecipazione attorno al risultato elettorale.
Il ruolo del Partito Democratico e degli alleati
Una parte significativa della vittoria è stata favorita dalla decisione del Pd nazionale di intervenire sulla sezione locale, ricomponendo le fratture e consentendo la formazione di una lista che ha ottenuto consiglieri e riavvicinato segmenti elettorali. Allo stesso tempo, la coalizione guidata da Rifondazione ha evitato “trasformismi”: non sono stati inclusi esponenti provenienti dalla destra e la lista civica del sindaco è stata costruita prevalentemente con figure dell’associazionismo, da Emergency all’Anpi.
Questo equilibrio ha permesso di comunicare con chiarezza una proposta politica coerente, che ha intercettato sia la domanda di cambiamento generazionale sia la richiesta di politiche pubbliche più inclusive e orientate al bene comune.
Prime priorità annunciate e aspettative cittadine
Tra gli impegni immediati indicati dal sindaco c’è il recupero degli spazi pubblici, con particolare attenzione alle spiagge oggi in gran parte privatizzate, e la riqualificazione di aree urbane penalizzate dalla speculazione edilizia e da un modello di welfare concentrato. Queste priorità sono state scelte anche per rispondere a un sentimento diffuso di impoverimento economico e sociale che ha caratterizzato la città negli ultimi anni.
L’elezione di Minervini è commentata come un segnale di rinnovamento politico locale, una conferma che un progetto progressista e ancorato al territorio può avere successo senza rinunciare alla propria identità. La sfida amministrativa ora è tradurre il consenso elettorale del 67% in politiche concrete e misurabili per la comunità di Molfetta.



