La campagna 2026-2026 del grano duro presenta segnali di ripresa: le stime nazionali collocano la produzione italiana intorno ai 3,8 milioni di tonnellate, con un incremento di circa il 5% rispetto all’annata precedente. Questo miglioramento è legato a condizioni climatiche più favorevoli nei principali areali e al recupero del deficit idrico che aveva penalizzato soprattutto Puglia e Basilicata nei due anni precedenti. I dati e le analisi sono stati approfonditi durante i Durum Days svoltisi a Foggia, evento che ha riunito l’intera filiera del grano e della pasta per condividere previsioni, criticità e possibili soluzioni.
All’incontro hanno partecipato soggetti istituzionali e rappresentanti della filiera come Assosementi, Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri, cooperative e centri di ricerca, insieme a partner tecnici come la società Areté. Sul tavolo sono emersi non soltanto i numeri produttivi, ma anche le insidie che possono ancora condizionare redditività e qualità del raccolto: dalla riduzione degli investimenti agronomici al diffondersi di fitopatie nel Mezzogiorno, fino a incertezze legate al contenuto proteico del grano.
Prospettive produttive nazionali
Le stime che riportano la produzione italiana a circa 3,8 milioni di tonnellate sono il risultato dell’analisi congiunta della filiera e dei monitoraggi sul campo. Questo dato mette in evidenza una tendenza positiva rispetto ai 3,6 milioni della stagione precedente e riflette, oltre al clima favorevole, anche una migliore gestione delle risorse idriche in alcune aree. Tuttavia, l’aumento quantitativo non elimina le incognite sulla qualità: il contenuto proteico, determinante per la resa tecnologica nella trasformazione in pasta, resta un fattore critico che richiede attenzione durante la fase di coltivazione e post-raccolta.
Rischi e fragilità della filiera
Nonostante i numeri confortanti, la filiera mostra punti di vulnerabilità che incidono sulla sostenibilità economica delle aziende agricole. Il progressivo calo degli investimenti agronomici, dovuto all’aumento dei costi di produzione, porta a un uso inferiore di fertilizzanti e pratiche migliorative; questo, insieme al minor impiego di seme certificato, favorisce la diffusione di fitopatie soprattutto nel Sud Italia. Inoltre, i costi della difesa fitosanitaria e la crescente esposizione agli stress climatici riducono il margine di reddito dei cerealicoltori.
Qualità e mercato
La questione qualitativa interessa direttamente il modello commerciale del grano duro: un raccolto con profili proteici non adeguati può ripercuotersi sulla filiera della trasformazione e sulla competitività delle produzioni italiane. In più, l’andamento dei prezzi è influenzato sia dagli stock globali sia da fattori geopolitici che incidono sui flussi commerciali, sui tassi di cambio e sui costi degli input, come i fertilizzanti e il carburante. Per questi motivi la filiera sollecita strumenti di programmazione e maggiore aggregazione tra operatori.
Innovazione, test e quadro internazionale
Per rispondere alle fragilità la ricerca gioca un ruolo centrale. Il Crea di Foggia ha puntato sulle TEA—le Tecniche di Evoluzione Assistita—come strumento per ottenere varietà con maggiore tolleranza alle malattie fungine e agli stress ambientali. Al centro sono già disponibili linee di grano con migliorata resistenza a ruggini e oidio; dopo rigorosi controlli sull’assenza di modifiche indesiderate, queste linee verranno avviate alle sperimentazioni in campo per verificarne la tenuta in condizioni reali.
Scenario mondiale
Sul piano globale, l’analisi della società Areté descrive una campagna 2026-26 caratterizzata da un aumento produttivo diffuso nei principali paesi: spiccano i +12% del Canada, che tocca 7,1 milioni di tonnellate, e incrementi negli Stati Uniti, in Nord Africa e nell’Unione Europea. Questa dinamica ha generato un surplus produttivo che mantiene elevati gli stock mondiali. Le proiezioni per la stagione successiva indicano però possibili cali in Nord America e in parte in Europa, con riprese in Turchia e Nord Africa: un quadro che lascia prevedere mercati relativamente stabili, ma esposti a oscillazioni dettate da instabilità geopolitiche e problemi logistici.
In conclusione, la campagna 2026-2026 del grano duro mostra segnali incoraggianti ma impone risposte coordinate: dalla rafforzata collaborazione di filiera alla diffusione delle innovazioni genetiche e agronomiche. Solo attraverso programmazione, investimenti mirati e consolidamento degli strumenti di ricerca sarà possibile trasformare il lieve aumento produttivo in vantaggio duraturo per produttori, trasformatori e consumatori.



