2 Ottobre 2026 🌤 24°

Progetto Mica: come il Policlinico di Bari studia l’impatto del clima sulla salute umana

Il Policlinico di Bari e l'Università Aldo Moro collaborano nel progetto Mica per analizzare l'impatto del cambiamento climatico sulla salute e sviluppare modelli di prevenzione.

Progetto Mica: come il Policlinico di Bari studia l’impatto del clima sulla salute umana

Il cambiamento climatico non è solo una minaccia per l’ambiente, ma ha conseguenze dirette sulla salute umana. Il Policlinico di Bari e l’Università Aldo Moro stanno lavorando insieme per affrontare questa sfida attraverso il progetto Mica finanziato dall’Unione Europea.

Il progetto, che fa parte del programma Interreg IPA South Adriatic 2026-2027 si concentra sull’analisi dei dati meteorologici e sanitari per sviluppare strumenti pratici che aiutino le istituzioni pubbliche a individuare i rischi in anticipo e a proteggere le comunità in modo più efficace.

L’approccio One Health: salute umana, ambientale ed ecosistemica

Il progetto Mica si basa sull’approccio One Health che considera la salute umana, le condizioni ambientali e gli ecosistemi come profondamente interconnessi. Questo approccio integrato permette di monitorare congiuntamente i vari fattori che influenzano la salute pubblica.

Tra i fattori studiati ci sono le condizioni economiche di un Paese, la distribuzione demografica e la disponibilità di infrastrutture e servizi essenziali. Questi elementi, pur non costituendo minacce dirette, influenzano significativamente il quadro dei rischi sanitari nel contesto del cambiamento climatico.

L’integrazione dei dati per un modello completo

Attraverso l’integrazione di questi diversi dati, il progetto Mica mira a sviluppare un modello in grado di fornire una visione completa delle dinamiche di interazione tra i diversi fattori che contribuiscono alle minacce per la salute.

Questo modello permetterà di prevedere e gestire meglio le emergenze sanitarie legate al cambiamento climatico, come le ondate di calore, che rappresentano una minaccia crescente per la popolazione.

La solidarietà dei Lupo: una storia di resilienza e speranza

Mentre il Policlinico di Bari si impegna nella lotta contro gli effetti del cambiamento climatico, un’altra storia di resilienza e speranza emerge dalla Basilicata. Maria Teresa e Michele Lupo, dopo aver perso il figlio Gian Franco a causa di una leucemia linfoblastica, hanno trasformato il loro dolore in solidarietà senza confini.

Dal 2006, hanno finanziato la ricerca scientifica per oltre 307mila euro, e sino al 2026 hanno raccolto più di 1,6 milioni di euro per progetti sanitari che hanno sostenuto non solo la cura di piccoli malati onco-ematologici.

La ricerca del prof. Pellegrino Musto

Uno dei progetti recenti finanziati dai Lupo è una ricerca del prof. Pellegrino Musto, Ordinario di Ematologia nel Dipartimento di Medicina di Precisione e Rigenerativa e Area Ionica dell’Università di Bari. La ricerca, pubblicata sul British Journal of Hematology ha utilizzato i 10mila euro donati dall’associazione Gian Franco Lupo.

Lo studio ha analizzato pazienti che ricevono terapie immunosoppressive o biologiche per patologie autoimmuni come l’artrite reumatoide, il lupus o la rettocolite ulcerosa, e che hanno anche una seconda patologia, denominata Gammopatia monoclonale di significato indeterminato o Mgus. I risultati hanno mostrato che la riduzione della risposta immunitaria indotta dal trattamento immunosoppressivo non facilita l’evoluzione della concomitante patologia ematologica.

La famiglia Lupo continua a finanziare altri progetti di ricerca, dimostrando che la solidarietà e la speranza possono fare la differenza nella lotta contro le malattie.

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