La Puglia sta vivendo una crisi profonda nel settore del commercio al dettaglio. Tra il 2019 e il 2025, ben 6.201 attività hanno chiuso i battenti, un calo del 9,5% che ha lasciato un segno indelebile sul tessuto economico e sociale della regione. Questo fenomeno, noto come desertificazione commerciale non riguarda solo i numeri, ma ha un impatto diretto sulla vita quotidiana delle comunità locali.
I numeri della crisi: un miliardo di euro perso in sei anni
Secondo i dati elaborati da Confesercenti, la rete del commercio al dettaglio pugliese si è ridotta da 65.408 a 59.207 attività. Questo calo ha un impatto economico significativo: si stima che la perdita di consumi potenziali per l’economia di prossimità superi i 930 milioni di euro. La provincia di Bari è la più colpita, con una perdita stimata di 410 milioni di euro, seguita da Foggia con 198 milioni e la Bat con 134 milioni.
Ma la crisi non riguarda solo il fatturato. Dietro ogni saracinesca abbassata ci sono storie di famiglie che perdono il loro reddito e quartieri che si svuotano. Gianni Naglieri consigliere comunale di Sinistra Italiana, sottolinea che “quando chiude una bottega, viene meno un presidio di socialità, un punto di riferimento per gli anziani e per le fasce più fragili della popolazione”.
La trasformazione del lavoro: più dipendenti, meno indipendenti
Un altro aspetto preoccupante è la trasformazione del mercato del lavoro. Se da un lato il numero complessivo degli addetti è rimasto stabile, passando da 134.816 a 135.863, la composizione del lavoro è cambiata radicalmente. I dipendenti sono aumentati da 73.497 a 82.529, mentre gli indipendenti sono diminuiti da 61.319 a 53.334. Questo significa che la Puglia sta perdendo quella componente imprenditoriale diffusa che per decenni ha costituito una delle ossature economiche e sociali delle città.
Raffaella Altamura presidente di Confesercenti Puglia, commenta: “Il fatto che il numero complessivo degli addetti rimanga sostanzialmente stabile non deve ingannarci perché cambia profondamente la composizione del lavoro: crescono i dipendenti e diminuiscono gli indipendenti. È il segnale di una trasformazione strutturale della rete commerciale che merita di essere governata, non semplicemente osservata”.
Le proposte per salvare il commercio di prossimità
Di fronte a questa crisi, sono state avanzate diverse proposte per salvare il commercio di prossimità. Una delle più significative è la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti Nazionale, intitolata “Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità”. Tra le misure proposte ci sono l’istituzione delle ZESpro (Zone Economiche Speciali di Prossimità) con tasse ridotte e burocrazia zero per chi apre o mantiene un negozio nei centri storici e nelle periferie svantaggiate.
Un’altra proposta importante è la creazione di un Fondo Nazionale da 600 milioni di euro, finanziato anche attraverso la Web Tax. Questo fondo avrebbe l’obiettivo di reinvestire la ricchezza prodotta dai giganti del web nella rigenerazione sociale ed economica delle comunità locali. Gianni Naglieri invita tutte le cittadine e i cittadini di Bisceglie, le forze sociali, progressiste e democratiche della città a sostenere questa battaglia di civiltà, firmando la proposta di legge.
Salvare il commercio di prossimità significa difendere il lavoro dignitoso, l’identità del nostro territorio e il diritto a vivere in una città più coesa, solidale e sostenibile. È una sfida che riguarda tutti e che richiede l’impegno di ciascuno per garantire un futuro migliore alle nostre comunità.



