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Manifestazione al Nuzzi: gli studenti chiedono il secondo stralcio

Gli studenti del Nuzzi hanno trasformato la protesta in lezione di cittadinanza, chiedendo risorse per terminare l’ampliamento della scuola.

Manifestazione al Nuzzi: gli studenti chiedono il secondo stralcio

Il Liceo Riccardo Nuzzi di Andria è tornato al centro dell’attenzione pubblica: gli alunni hanno organizzato una manifestazione per chiedere la conclusione del secondo stralcio dell’intervento di ampliamento iniziato più di un decennio fa. La protesta è stata accompagnata da una lettera aperta del corpo docente, nella quale si ribadisce che la scuola non può sottrarsi al ruolo di formare cittadini consapevoli, anche attraverso la politica.

Le parole “gli insegnanti facciano gli insegnanti e non si occupino di politica” sono state respinte con decisione. I docenti hanno richiamato le parole di don Milani che definiva l’insegnamento come educazione alla Costituzione e alla partecipazione democratica. Per loro, il fare politica è parte integrante dell’attività scolastica, non un elemento estraneo.

Il ruolo della scuola nella formazione politica

Fin dall’antichità la scuola è stata considerata un luogo dove si coltiva il civis il cittadino attivo. Platone, per esempio, descriveva la politica come un’attività etica volta al bene comune, non solo gestione del potere. In questa prospettiva, educare significa insegnare a conoscere le istituzioni, a dialogare con esse, a esprimere dissenso in maniera pacifica. I ragazzi del Nuzzi hanno dimostrato di aver compreso queste lezioni, organizzando autonomamente la protesta, informandosi e presentando le proprie richieste con compostezza.

L’intervento dei giovani è stato definito da molti come una lezione di educazione civica vissuta in tempo reale, una dimostrazione pratica del diritto di partecipare alla vita pubblica. I professori, a loro volta, sottolineano che la loro missione non si esaurisce nella mera trasmissione di conoscenze, ma comprende anche la capacità di far riflettere gli studenti sul ruolo della democrazia.

Il percorso di ampliamento del Liceo Nuzzi (2011-2014)

Tra il 2011 e il 2014 la comunità scolastica si mobilitò per far riconoscere la necessità di un ampliamento dell’istituto, a fronte di un crescente numero di iscritti. Il progetto, approvato dalla Provincia BAT (che ne aveva ereditato le competenze dalla ex Provincia di Bari) e dal Comune di Andria prevedeva la costruzione di una nuova sede più adeguata. Nonostante l’autorizzazione, l’esecuzione è rimasta incompleta: le opere si sono fermate al primo stralcio e da allora solo quattordici anni di attese hanno caratterizzato la vicenda.

Durante questo periodo la scuola fu costretta a operare su due sedi distinte – via Cinzio Violante e via Barletta – con turni, rotazioni e spostamenti continui, per garantire la continuità didattica. I docenti hanno inoltre partecipato a manifestazioni davanti agli uffici provinciali e comunali, chiedendo spazi adeguati alla crescita culturale e formativa degli studenti di Andria.

Le difficoltà logistiche e le soluzioni temporanee

L’organizzazione in due sedi ha comportato sfide notevoli: gli alunni dovevano spostarsi più volte al giorno, i laboratori erano fragmentati e la programmazione delle lezioni richiedeva continui aggiustamenti. Tuttavia, la scuola è riuscita a mantenere alti standard didattici, grazie alla flessibilità dei docenti e all’impegno della comunità. Questa esperienza è stata citata nella lettera aperta come prova tangibile del valore della partecipazione attiva di tutti gli attori coinvolti.

Le richieste attuali e la posizione delle istituzioni

Oggi gli studenti chiedono che le autorità riprendano il secondo stralcio dell’ampliamento, sottolineando che le difficoltà finanziarie non devono tradursi in una rinuncia definitiva. La Provincia BAT competente per l’edilizia scolastica, e il Comune di Andria sono invitati a collaborare per individuare risorse e soluzioni, rispettando le rispettive competenze.

Nel loro appello, i docenti citano nuovamente don Milani ricordando che il maestro deve saper leggere “i segni dei tempi” e anticipare le necessità future dei giovani. La loro conclusione è chiara: la scuola, il territorio e le istituzioni devono convergere verso l’obiettivo comune di garantire agli studenti strutture adeguate, perché siano davvero protagonisti della loro formazione civica e culturale.

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