Il Disability pride 2026 ha trasformato le vie di Foggia il 26 settembre, raccogliendo più di un centinaio di partecipanti legati da un comune obiettivo: rendere visibile il diritto all’accessibilità come parte integrante della cittadinanza.
Il raduno, avviato alle 10.30 in Piazza Umberto Giordano, ha rapidamente sfociato in una marcia accessibile che ha solcato il centro storico, attraversando le principali arterie fino a raggiungere la zona dei Campi Diomedei. I manifestanti hanno portato cartelli che, con frasi incisive, hanno messo in luce le difficoltà quotidiane, tra cui “L’accessibilità non è carità, è cittadinanza” e “Volevo esserci ma non posso pagare l’assistente personale”.
Il percorso simbolico e le testimonianze lungo la via
La sfilata, denominata “Passeggiata Accessibile/Skarrozzata”, ha avuto una valenza duplice: da un lato ha rappresentato un gesto di protesta pacifica, dall’altro ha costituito un’esperienza pratica per valutare la fruibilità degli spazi urbani da parte delle persone con disabilità. Camminando tra le vie pedonali, i partecipanti hanno evidenziato ostacoli concreti – marciapiedi irregolari, assenza di rampe, segnaletica poco chiara – dimostrando come anche una città di medie dimensioni possa presentare barriere invisibili ma molto invasive.
Durante la sosta in Piazza Umberto Giordano, diversi portatori di voce hanno usufruito del microfono aperto per condividere esperienze personali. Alcuni hanno raccontato come il costo dell’assistente personale rappresenti una barriera finanziaria insormontabile, mentre altri hanno sottolineato l’importanza di vedere la disabilità come una questione societale e non come una limitazione intrinseca dell’individuo.
Intervento di Gianfranco Notari sul linguaggio della disabilità
Tra le letture più significative, spicca l’intervento di Gianfranco Notari rappresentante del coordinamento Persone. Notari ha ribadito che la disabilità non è una caratteristica interna ma nasce dall’interazione tra le capacità della persona e le barriere ambientali presenti. Citando la recente riforma sulla disabilità, ha spiegato che una stessa diagnosi, ad esempio la sindrome di Down, può tradursi in livelli di difficoltà diversi a seconda del contesto urbano: “Una persona con la sindrome di Down a Foggia o a Napoli è molto più disabile della stessa persona a Oslo, perché l’ambiente è più o meno ostile”.
Questa osservazione ha spinto gli ascoltatori a riflettere sul ruolo della progettazione urbana: è necessario pensare a una città inclusiva dove ogni elemento – dal marciapiede al trasporto pubblico – sia concepito per accogliere tutti, senza richiedere adattamenti individuali continui.
Il pomeriggio ai Campi Diomedei: confronto istituzionale e arte inclusiva
Il rappresentante istituzionale ha evidenziato le iniziative in corso per migliorare l’accessibilità urbana e ha invitato le amministrazioni locali a considerare le richieste emerse dal corteo come priorità di agenda.
Nel pomeriggio, gli studenti dell’ITC Blaise Pascal hanno offerto uno spettacolo teatrale che ha trasformato le tematiche affrontate in momenti emotivi, dimostrando come l’arte possa diventare veicolo di sensibilizzazione e inclusione. Successivamente, sono stati organizzati laboratori partecipativi in cui cittadini, associazioni e professionisti hanno sperimentato soluzioni pratiche per ridurre le barriere architettoniche.
Il Disability Pride 2026 di Foggia si è



