Nel cuore di Mola di Bari, tra le viuzze strette, è diffusa da generazioni la pratica di porre i prodotti dell’orto su una segge davanti alla porta di casa. Pomodori, cipolle, melanzane o angurie trovano così spazio su una semplice sedia, trasformandola in una mini-vetrina che consente al coltivatore di vendere direttamente al vicino. Questa modalità di commercio di prossimità è divenuta parte integrante dell’identità del paese, celebrata come esempio di filiera corta e consumo a chilometro zero.
All’estate, la Guardia di Finanza ha inflitto cinque sanzioni da 5.000 euro ciascuna a chi esponeva i prodotti su quelle sedie. Le multe hanno colpito sia chi commercializzava frutta di stagione che chi, secondo gli accertamenti, proponeva merce fuori stagione, come arance importate, configurando un caso di concorrenza sleale nei confronti dei fruttivendoli tradizionali. Il docente di orticoltura dell’Università di Bari, Pietro Santamaria, ha sollevato la questione, chiedendo l’annullamento delle penalità e sottolineando l’importanza sociale e ambientale di tale forma di vendita.
Multe e denuncia di Pietro Santamaria
Santamaria ha evidenziato che la normativa nazionale prevede un regime semplificato per gli agricoltori che vendono la produzione propria, ma che le autorità non hanno tenuto conto di questa disposizione. L’accusa di commercio illegale è stata avanzata soprattutto contro chi esponeva prodotti acquistati da altri come le arance non di stagione, creando dubbi sulla reale provenienza. La sua richiesta si basa su due punti: la protezione della tradizione locale e la corretta applicazione dell’articolo 4 del decreto legislativo 228/2001 che consente la vendita diretta a patto che la quota di prodotti propri rimanga prevalente.
Vendite di prodotti fuori stagione
Nel caso più controverso, una venditrice aveva allestito una piccola scaffalatura con arance fuori stagione, meloni e altre varietà non coltivate in Puglia. Le autorità hanno ritenuto tale esposizione una forma di commercio su larga scala più simile a quella di un negozio che a quella di un agricoltore che vende il frutto del proprio orto. Questo episodio ha evidenziato la necessità di distinguere chiaramente tra vendita diretta e rivendita concetto al centro del dibattito.
Quadro normativo: vendita diretta agricola e obblighi
Il decreto legislativo 228/2001 prevede che gli imprenditori agricoli, singoli o associati, possano commercializzare al dettaglio i prodotti risultati prevalentemente dalla propria azienda. Inoltre, la normativa richiede il rispetto delle norme igienico-sanitarie vigenti: i prodotti devono essere conservati in modo da evitare contaminazioni, gli alimenti devono essere esposti su superfici pulite e non a contatto con fonti di inquinamento, come il fumo di un garage usato per il trattore.
Igiene e sicurezza alimentare
Nonostante la semplicità della segge la legge impone l’osservanza di regole igieniche simili a quelle di altri punti vendita. La sfida per le autorità comunali è definire linee guida pratiche – ad esempio, l’obbligo di posizionare i prodotti su supporti rialzati da terra, lontano da fonti di gasolio o sfridi, e di mantenere un’etichettatura chiara del prezzo e dell’origine. Tali misure garantiscono che la sicurezza alimentare non venga sacrificata sulla via della tradizione.
Intervento del Comune e prospettive future
Il sindaco Giuseppe Colonna ha dichiarato la volontà di annullare tre delle sanzioni relative a fagiolini e angurie, ritenendo che vi fossero i presupposti per riconoscere la legittimità della vendita diretta. Per quanto riguarda il caso delle arance fuori stagione, il Comune valuterà un provvedimento più restrittivo, vista la possibile violazione del principio di prevalenza del prodotto proprio. Colonna ha inoltre annunciato l’avvio di un regolamento comunale che definisca i criteri per l’utilizzo del suolo pubblico, le modalità di esposizione e le procedure di comunicazione al Comune.
Questa iniziativa intende conciliare la protezione di una tradizione secolare con la necessità di rispettare le norme sulla concorrenza leale, l’igiene e la trasparenza per i consumatori. L’obiettivo è creare una zona di margine di manovra per i piccoli agricoltori senza trasformare le segge in una copertura per attività commerciali non autorizzate. La discussione rimane aperta, ma la direzione intrapresa dal Comune sembra orientata a garantire che la vendita di ortaggi su sedie torni a essere una pratica legittima e valorizzata.



