Il 22 ottobre le autorità di Puglia, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, hanno posto in opera una complessa operazione congiunta tra carabinieri e polizia. L’obiettivo era dare esecuzione a due provvedimenti di custodia cautelare relativi a delitti di mafia avvenuti cinque anni fa, uno a Canosa di Puglia e l’altro a Bari. Gli arresti, effettuati in più località, hanno coinvolto mandanti, esecutori materiali e presunti complici, segnando una delle più importanti investigazioni degli ultimi anni nella regione.
Arresti per l’omicidio di Sabino Selvarolo a Canosa di Puglia
Sabino Selvarolo, 41 anni, era scomparso nell’agosto 2021 a seguito di una presunta lupara bianca, termine usato per indicare l’eliminazione del corpo al fine di nasconderne l’esistenza. Le indagini hanno ricostruito che Selvarolo avrebbe chiesto ingenti somme di denaro a Sabino Carbone, 46enne già detenuto, minacciando di denunciare i suoi precedenti rapporti illeciti alle forze dell’ordine. In risposta, Carbone e il suo presunto collaboratore Claudio Pellegrino hanno pianificato l’omicidio.
Motivi e modalità dell’azione criminale
Secondo gli investigatori, la motivazione principale era il silenzio forzato: Selvarolo avrebbe potuto compromettere una rete di estorsioni locali. L’azione è stata eseguita con precisione, lasciando l’area del crimine priva di ogni traccia corporea. Carbone e Pellegrino sono stati fermati grazie a una custodia cautelare emessa dal Tribunale di Bari su richiesta della Dda, ed ora rispondono di omicidio e occultamento di cadavere.
Nuovi imputati per l’omicidio di Ivan Lopez a Bari
Il caso di Ivan Lopez, 30enne ucciso il 29 settembre 2021 mentre rientrava a casa in monopattino nel quartiere San Girolamo, ha avuto una svolta con l’arresto di Antonio Manzari, 39 anni, e Francesco Martiradonna, 26, entrambi residenti a Bari. Lopez, legato al clan Strisciuglio, è stato colpito da nove proiettili in un agguato che, secondo le indagini, doveva favorire l’espansione di un’associazione camorristica tra i gruppi dei Capriati di Bari Vecchia e dei Parisi-Palermiti del rione Japigia.
Le autorità hanno già condannato l’ex esecutore materiale, Davide Lepore, all’ergastolo, e hanno inflitto a Giovanni Didonna quattro anni per il furto delle due auto usate per raggiungere il luogo dell’attentato. Manzari e Martiradonna, ora in carcere, sono accusati di concorso in omicidio pluriaggravato per premeditazione e metodo mafioso, nonché di detenzione e porto illegale di arma da fuoco.
Gli investigatori hanno precisato che l’omicidio di Lopez non è stato un juggernaut isolato, ma parte di una strategia più ampia per consolidare l’influenza dei clan criminali nella zona di San Paolo e San Girolamo. L’uso di un monopattino come mezzo di fuga dimostra la capacità dei criminali di sfruttare situazioni quotidiane per colpire le loro vittime.
Con gli arresti di Manzari e Martiradonna la Direzione distrettuale antimafia ha chiuso un capitolo importante dell’indagine, ma ha anche evidenziato la persistenza di reti criminali in crescita. Le autorità hanno ribadito che continueranno a monitorare i legami tra i vari clan per prevenire ulteriori atti di violenza e per smantellare le strutture di comando.



