Il silenzio che ha avvolto le strade di Andria e Canosa è stato spezzato solo dal mormorio dei cuori addolorati. La giovane sergente Laura Procacci, 32 anni, è morta insieme a tre colleghi militari in un tragico incidente d’elicottero sopra la Bosnia. Il suo decesso, avvenuto durante l’operazione umanitaria Eufor Althea, ha lasciato un vuoto incolmabile nella comunità di volontari della Croce Rossa Italiana.
Le due città, unite dal dolore, hanno organizzato una cerimonia che ha voluto essere non solo un addio, ma anche un riconoscimento del valore di una vita dedicata al servizio del prossimo. La partecipazione di autorità civili, militari ed ecclesiastiche ha trasformato il rito funebre in un vero e proprio momento di solidarietà collettiva, in cui il ricordo di Laura è stato celebrato con dignità e rispetto.
Il rito al Santuario della Madonna dei Miracoli di Andria
Il santuario della Madonna dei Miracoli è stato il luogo scelto per l’ultimo saluto. Sul sagrato è stato appeso lo striscione “Ciao, Laura. Andria ti sarà per sempre grata”, simbolo della profonda riconoscenza della comunità. Tra i presenti spiccavano il sindaco di Andria, il sindaco di Canosa e il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, affiancati da numerose autorità militari e civili. I familiari più vicini – il padre Giuseppe, la madre Maddalena e le sorelle Mariagiovanna e Giulia – hanno accompagnato il corteo, visibilmente commossi, mostrando al pubblico il volto di una figlia strappata troppo presto alla vita.
L’omelia del vescovo Luigi Mansi
Il vescovo mons. Luigi Mansi ha guidato l’omelia, facendo risuonare le parole del Libro di Giobbe e del Vangelo per fornire conforto alla famiglia e ai presenti. Ha invitato tutti a non cedere al silenzio della disperazione, ma a tenere accesa la “lampada della speranza” di fronte alla perdita. Citando Giobbe, ha ricordato che “Il mio Redentore è vivo”, offrendo così una visione di speranza cristiana oltre il dolore terreno. Il sacerdote ha sottolineato che la vita di Laura non si è conclusa nel vuoto, ma che la sua anima è ora nelle mani del “Redentore vivo” e che la promessa di resurrezione apre una via di consolazione.
L’eredità di una vita al servizio degli altri
Laura aveva iniziato il suo percorso di volontariato a Canosa, collaborando con la Misericordia, prima di entrare nel Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, dove è stata una delle prime donne a giurare come sottufficiale. La sua decisione di partecipare alla prima missione internazionale in Bosnia ha dimostrato un impegno assoluto verso i più bisognosi. Il sacrificio di Laura, insieme a quello dei sergenti Simone Ruggia e Claudio Marchesi e del tenente Franco Adriano Zecchillo, rimarca la fragilità della pace e il valore dell’altruismo. La sua storia è diventata un monito per i giovani di Andria e Canosa: la solidarietà non è solo un gesto occasionale, ma un impegno quotidiano che può cambiare il destino di intere comunità.



