1 Giugno 2026 🌤 26°

Presidio a Bari per gli attivisti del Global Sumud convoglio bloccato in Libia

Manifestazione a Bari per chiedere la liberazione di Domenico Centrone, Dina Alberizia e degli altri partecipanti al convoglio umanitario Global Sumud, con appello alle istituzioni per interventi diplomatici immediati

Presidio a Bari per gli attivisti del Global Sumud convoglio bloccato in Libia

La sera del 1 giugno 2026, a partire dalle ore 19, Bari è diventata teatro di un presidio convocato per chiedere la liberazione degli attivisti trattenuti dopo il blocco del convoglio umanitario in Libia. L’iniziativa si è svolta nei pressi della Piazza Prefettura, simbolicamente ribattezzata Piazza Gaza dal movimento organizzatore, che ha voluto così richiamare l’attenzione sulla destinazione finale degli aiuti e sul destino delle persone coinvolte.

All’appuntamento hanno partecipato cittadini, associazioni e varie realtà solidali locali per sostenere le richieste dei familiari e del movimento Global Sumud Flotilla Puglia. Al centro delle rivendicazioni ci sono due concittadini pugliesi: il docente universitario 33enne Domenico Centrone di Molfetta e la 67enne Dina Alberizia, di origini foggiane e residente in Piemonte, entrambi tra gli attivisti ancora trattenuti in Libia.

Il convoglio e le condizioni dell’operazione

Il gruppo in missione faceva parte del Global Sumud Convoy, un convoglio umanitario terrestre nato per portare soccorso alla popolazione di Gaza. Secondo la ricostruzione del movimento, la partenza è avvenuta il 15 maggio dalla Mauritania con oltre 200 partecipanti provenienti da più di 25 Paesi. La missione trasportava materiale sanitario e logistico: 7 ambulanze, 20 case mobili e 10 camion carichi di aiuti.

Il blocco in Libia

Da giorni non si hanno comunicazioni dirette con alcune attiviste e attivisti fermati durante il passaggio in Libia. Il movimento parla di un silenzio preoccupante e denuncia la mancanza di informazioni certe riguardo alle condizioni di salute e alla libertà di circolazione delle persone trattenute. Sul piano operativo, la situazione sul terreno risulta fluida e complicata dalle dinamiche locali e dalle difficoltà di accesso per i corridoi umanitari internazionali.

La mobilitazione a Bari e le richieste alle istituzioni

Il presidio organizzato a Bari ha avuto anche una funzione simbolica: chiedere massima responsabilità e interventi concreti alle autorità italiane ed europee. Gli organizzatori hanno chiesto che siano svolte tutte le azioni diplomatiche necessarie per ottenere il ritorno degli attivisti e per garantire l’incolumità di chi si trovi in stato di fermo o detenzione. L’appello è stato rivolto sia al Governo centrale sia agli organismi europei competenti.

Il ruolo della Regione Puglia

In particolare, il movimento ha sollecitato la Regione Puglia a farsi portavoce con più vigore per due suoi cittadini. La richiesta è che l’ente regionale utilizzi i canali istituzionali per monitorare la situazione diplomatico-logistica e sostenere le famiglie coinvolte. Secondo i partecipanti al presidio, è inaccettabile che persone impegnate in una missione umanitaria vengano trattate come se fossero criminali o lasciate senza tutela.

Messaggi e clima della protesta

Il tono del sit-in è stato acceso ma non violento: striscioni, interventi dal palco e testimonianze hanno scandito le richieste di giustizia e di solidarietà. Il nome Piazza Gaza è stato scelto come segno di vicinanza alla popolazione civile che dovrebbe beneficiare degli aiuti. Gli organizzatori hanno infine assicurato che non si arrenderanno al silenzio e che continueranno a promuovere iniziative finché non ci saranno notizie certe sul rientro degli attivisti.

Prossimi passi e possibili sviluppi

Tra le azioni annunciate c’è la volontà di sollecitare ulteriori interventi diplomatici e di organizzare ulteriori momenti pubblici di pressione. Le famiglie dei trattenuti e il movimento chiedono aggiornamenti ufficiali sulle procedure in corso e sulla possibilità di garantire un corridoio sicuro per il ritorno in patria. L’attenzione rimane alta anche sul piano internazionale, dove ONG e reti solidali monitorano la situazione per coordinare eventuali sforzi di mediazione.

In conclusione, il presidio di Bari del 1 giugno 2026 ha portato in piazza la richiesta chiara di tutela per Domenico Centrone, Dina Alberizia e per tutte le persone coinvolte nel Global Sumud Convoy. È un richiamo rivolto alle istituzioni affinché agiscano con urgenza e trasparenza, mettendo al centro la sicurezza e il rientro degli operatori umanitari.

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