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Hantavirus Andes, cosa sapere per riconoscerlo e contenerlo

Un dossier per i medici spiega come identificare e gestire i casi di hantavirus Andes emersi da un focolaio su una nave da crociera

Hantavirus Andes, cosa sapere per riconoscerlo e contenerlo

Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso l’hantavirus dopo il riconoscimento di un focolaio legato alla nave da crociera Mv Hondius, dove sono stati confermati undici casi di positività al virus Andes. L’analisi pubblicata su riviste specialistiche mette in evidenza che, pur non avendo potenzialità pandemiche, questo ceppo può generare epidemie localizzate e gravi. Per questo motivo è fondamentale che i medici, in particolare i medici internisti e i medici di medicina generale, sappiano identificare i segnali clinici e attivare le misure di contenimento.

Il gruppo di lavoro guidato dal docente e internista Emanuele Durante Mangoni ha raccolto le conoscenze disponibili in un dossier pensato come strumento pratico per i camici bianchi. L’obiettivo è tradurre le informazioni scientifiche in procedure cliniche utili: riconoscere i casi sospetti, conoscere le vie di trasmissione e sapere quando attivare i percorsi di diagnosi confermativa e isolamento. Questo approccio è frutto dell’esperienza maturata durante la pandemia di Covid-19, che ha insegnato l’importanza della prontezza nella risposta sanitaria.

Perché il ceppo Andes desta particolare attenzione

Gli hantavirus sono noti da tempo alla comunità scientifica, ma il ceppo Andes si distingue perché è l’unico noto in grado di trasmettersi da persona a persona in determinate condizioni. Tale caratteristica lo rende capace di provocare focolai quando si verificano contatti stretti e prolungati tra individui. Inoltre, la diffusione tramite viaggi internazionali può favorire la comparsa di casi lontano dalle zone endemiche, come dimostrato dal cluster sulla Mv Hondius, con implicazioni importanti per la sorveglianza internazionale.

Modalità di trasmissione

Il virus viene veicolato dagli ospiti roditori attraverso secrezioni come saliva, urine e feci. Quando queste sostanze si asciugano, possono generare aerosol o polveri cariche di particelle virali che, se inalate, causano infezione. In casi rari, il contagio può avvenire anche tramite morsicatura del roditore. Nel caso dell’Andes, la trasmissione interumana avviene tramite contatto ravvicinato e prolungato e per mezzo di goccioline respiratorie; per questo gli ambienti chiusi e affollati rappresentano un rischio maggiore.

Periodo di incubazione e contagiosità

Il periodo di incubazione riportato varia da pochi giorni fino a diverse settimane: indicativamente dai 7-9 giorni fino a oltre sei settimane. È importante sottolineare che un paziente è considerato non contagioso durante l’incubazione e diventa potenzialmente contagioso con l’insorgenza dei sintomi. Nelle prime fasi la presentazione clinica può somigliare a una comune sindrome influenzale, rendendo difficile la diagnosi precoce senza un sospetto epidemiologico.

Quadro clinico e gestione dei casi

La progressione della malattia è caratterizzata da un danno all’endotelio, cioè alle cellule che rivestono i vasi sanguigni, con possibile evoluzione verso una sindrome cardiopolmonare severa. I segni iniziali comprendono febbre, dolori muscolari e sintomi respiratori di tipo virale; se non riconosciuta e gestita tempestivamente, la malattia può aggravarsi rapidamente. Per questo motivo la valutazione clinica che integri storia di viaggio e possibili esposizioni a roditori è cruciale per orientare la presa in carico.

Diagnosi e percorsi assistenziali

Al momento non sono disponibili test rapidi per l’identificazione immediata del virus; la conferma diagnostica richiede esami specialistici in grado di rilevare anticorpi specifici o il genoma virale (RNA). In Italia la conferma è affidata all’Istituto Superiore di Sanità, che funge da riferimento nazionale, mentre la rete di laboratori territoriali è in fase di potenziamento. Nei casi sospetti è necessario indirizzare il paziente a reparti di Malattie infettive con disponibilità di isolamento in stanza singola, preferibilmente a pressione negativa, per limitare la diffusione nosocomiale.

Raccomandazioni pratiche e il dossier per i medici

Il dossier elaborato dal gruppo di lavoro ha una funzione operativa: fornire ai professionisti sanitari una guida sintetica su segni, trasmissione, gestione clinica e procedure di controllo dell’infezione. Contiene indicazioni chiare su quando attivare i protocolli di sorveglianza, come eseguire l’anamnesi mirata a rilevare viaggi o contatti con roditori, e quali misure di isolamento adottare. In sintesi, la preparazione del personale medico è considerata un elemento chiave per la sicurezza del paziente e della collettività.

Formazione e responsabilità dei camici bianchi

Poiché molti casi sospetti vengono inizialmente valutati nei reparti di medicina generale e interna, è essenziale che i camici bianchi possiedano competenze aggiornate sul riconoscimento dell’hantavirus Andes. La conoscenza tempestiva e l’applicazione delle procedure di isolamento e notifica non sono solo un obbligo professionale, ma rappresentano una misura fondamentale per contenere focolai e proteggere la salute pubblica.

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