In un’epoca in cui la qualità della vita urbana è sempre più al centro dell’attenzione, Saverio Costantino, psicologo e psicoterapeuta, ci invita a riflettere sull’importanza degli spazi comuni e della loro gestione. Il 6 agosto 2026, Costantino ha condiviso le sue riflessioni su come gli spazi urbani possano influenzare il nostro benessere psicologico e sociale.
La progettazione urbana non è solo una questione di estetica, ma anche di funzionalità e comfort. Gli spazi e gli arredi urbani dovrebbero essere pensati per garantire sicurezza, accessibilità e benessere per tutti, dai bambini agli anziani, passando per le persone con disabilità. Questo approccio è confermato da numerosi studi che dimostrano come il benessere psicologico dipenda anche dalla qualità degli ambienti in cui viviamo.
La contrapposizione tra l’io e il noi
Costantino sottolinea la contrapposizione tra l’io che rappresenta gli interessi dei pochi, e il benessere collettivo. Prendersi cura degli spazi esterni è un modo per sentirsi parte di una comunità e per valorizzare tutto ciò che è al di fuori delle nostre case. Purtroppo, spesso gli spazi comuni, come i marciapiedi e gli arredi urbani, non sono considerati di proprietà di nessuno e quindi possono essere facilmente vandalizzati.
In alcuni paesini, come Minervino Murge, è ancora consuetudine pulire e tutelare il lastricato esterno. Questa pratica rappresenta la massima espressione della costruzione dell’appartenenza e dell’identità. Passeggiare in un parco verde, ad esempio, significa ritrovarsi, dare spazio al pensiero e permettersi di consegnare le nostre tensioni al vivere sereno.
Le vacanze e il ritorno alla realtà
In questo periodo di esodi vacanzieri, spesso diventati mordi e fuggi al rientro sentiamo il racconto di quanto vissuto, preceduto dalle gallerie fotografiche sui social che hanno parlato per noi delle mete belle, dove abbiamo trovato ordine, servizi e decoro. Costantino suggerisce di portare con noi qualche buon esempio per le nostre città dell’io.
La psicologia non si fa solo sul divanetto dello psicologo, ma anche sulla panchina di un parco dove si ascolta, si osserva, si respira e si gode della carezza dello spazio che amplifica quello interiore, senza soluzione di continuità.



