Nel corso dell’ultimo anno la quantità di olio extravergine immagazzinata nei silos pugliesi è balzata da 7.029,76 tonnellate il 30 settembre 2025 a 38.694,76 tonnellate il 23 settembre 2026, registrando un incremento del 450,4%. Le cifre, rese note da Coldiretti Puglia, hanno alimentato il dibattito durante l’Assemblea generale della filiera olivicola, organizzata con PugliaOlive a Palo del Colle, dove è emersa la necessità di garantire massima trasparenza sull’origine delle scorte e di contrastare il traffico illecito di olio.
Al presidio dei temi è salito anche l’accesso al credito. Nei venti mesi precedenti, secondo i dati forniti dall’ABI al tavolo del MIMIT a Roma, le imprese della filiera hanno concluso 538 operazioni per un valore complessivo di 146 milioni di euro. La Puglia ha assorbito più del 70 milioni di euro, con il 60 % delle operazioni sotto i 100 mila euro e circa il 30 % nella fascia 40-100 mila euro. La liquidità risulta cruciale per sostenere acquisti, trasformazione, stoccaggio e investimenti.
Giacenze record e richiesta di trasparenza
Il salto di volume ha messo in evidenza la fragilità di una filiera che rischia di vedere le difficoltà commerciali trascurate nei segmenti a valle ricadere sugli olivicoltori e sui frantoi. Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia, ha sottolineato che “un dato così distante non può diventare un pretesto per scaricare sugli agricoltori problemi che nascono a valle della produzione”. La proposta dell’associazione prevede una campagna straordinaria di controlli nei magazzini, nei frantoi e lungo i canali di distribuzione, oltre a una maggiore chiarezza sugli scaffali per consentire al consumatore di riconoscere immediatamente l’origine e le caratteristiche del prodotto.
Strumenti finanziari: dal cambiale agraria al Piano Olivicolo Italiano
Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia, ha evidenziato che “il credito diventa decisivo proprio quando la filiera entra nella fase di maggiore fabbisogno finanziario”. Oltre alle tradizionali garanzie bancarie, l’organizzazione spinge per l’utilizzo della nuova cambiale agraria dotata di una riserva nazionale di 40 milioni di euro, destinata a fornire liquidità a frantoi e PMI durante la stagione produttiva. Parallelamente, il programma ColtivaItalia prevede un fondo di 300 milioni di euro per il Piano Olivicolo Italiano 2026-2030, distribuiti in 50 milioni nel 2027, 200 milioni nel 2028 e 50 milioni nel 2029, per potenziare capacità produttiva, rinnovare gli oliveti e combattere le fitopatie.
Prospettive regionali e dialogo con la GDO
Con più di 370 mila ettari coltivati e 148.127 aziende, l’olivicoltura rimane un pilastro dell’economia pugliese. Coldiretti Puglia intende quindi promuovere un incontro regionale con ABI, istituti di credito e rappresentanti della grande distribuzione organizzata (GDO) per definire strumenti capaci di accompagnare le imprese durante la campagna e garantire una più equa distribuzione del valore generato dall’olio. L’obiettivo è chiaro: far sì che il valore prodotto in Puglia torni fino all’olivicoltore, primo anello della filiera.



