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Omicidio Scavo: i due giovani confessano il delitto al pm antimafia

Dylan Capriati e Aldo Lagioia, detenuti da maggio, hanno inviato un biglietto alla pm antimafia Bruna Manganelli ammettendo di essere gli autori dell’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto il 19 aprile scorso alla discoteca Divine Club di Bisceglie.

Omicidio Scavo: i due giovani confessano il delitto al pm antimafia

In un gesto inaspettato, due giovani detenuti hanno deciso di confessare il loro coinvolgimento in un omicidio che ha scosso la comunità di Bisceglie. Dylan Capriati e Aldo Lagioia, entrambi 22enni, hanno inviato un biglietto alla pm antimafia Bruna Manganelli, ammettendo di essere gli autori dell’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto il 19 aprile scorso alla discoteca Divine Club di Bisceglie.

L’omicidio di Scavo, un 43enne ritenuto vicino al clan Strisciuglio è stato un evento che ha riacceso una faida tra clan mafiosi che sembrava essersi placata. Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari il delitto sarebbe una risposta all’omicidio di Raffaele “Lello” Capriati, avvenuto il 1°.

La confessione e le implicazioni per l’inchiesta

I due giovani, detenuti dal maggio scorso hanno inviato un biglietto alla pm antimafia Bruna Manganelli, ammettendo le loro responsabilità. La confessione è arrivata mentre il procedimento era ancora nella fase istruttoria e potrebbe avere un impatto significativo sugli accertamenti in corso.

La pm ha chiesto di revocare l’incidente probatorio precedentemente fissato per il 10 settembre, che avrebbe dovuto raccogliere la testimonianza protetta di un testimone oculare 26enne. Sarà il gip del tribunale di Bari a decidere sulla revoca.

Le indagini e i dettagli dell’agguato

Le indagini hanno ricostruito le fasi dell’agguato anche attraverso le immagini delle telecamere di videosorveglianza del locale, che avrebbero ripreso i movimenti dei due giovani prima e dopo gli spari. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Capriati e Lagioia avrebbero impugnato le due pistole utilizzate contro Scavo, che è stato raggiunto da un colpo alla base del collo dopo una lite e una prima fase concitata all’esterno del locale.

Le posizioni degli altri indagati

Nell’inchiesta sono coinvolti, con ruoli differenti, anche Nicola Morelli e Francesco Di Vittorio. Le dichiarazioni dei due detenuti, tuttavia, non definiscono automaticamente le altre posizioni, che restano oggetto degli accertamenti in corso. Quando si aprirà il processo, anche le persone offese, assistite dall’avvocata Daniela Castelluzzo, valuteranno la linea da seguire e l’eventuale costituzione di parte civile.

La confessione di Capriati e Lagioia ha aperto nuove prospettive per l’inchiesta, ma molte domande rimangono ancora senza risposta. La guerra tra i clan Capriati e Strisciuglio continua a essere un tema di grande interesse per le forze dell’ordine e per la comunità locale.

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