Il quadro investigativo delineato venerdì 31 luglio 2026 alle 9.41 conferma l’esistenza di un sistema criminale articolato tra le province di Bari e Foggia. Le attività del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Foggia coordinate con la Procura della Repubblica e validate dal Gip di Foggia del Tribunale di Foggia hanno portato all’esecuzione di provvedimenti cautelari nei confronti di 13 persone indagate per reati gravi legati al mondo dei furti d’auto e del mercato nero dei ricambi.
L’ordinanza, datata 31 luglio 2026 07:39, ha disposto misure differenziate: in totale sono state applicate 10 misure di custodia agli Arresti domiciliari un divieto di dimora e 2 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Le imputazioni contestate includono associazione per delinquere finalizzata al furto aggravato di autovetturericettazionericiclaggio e autoriciclaggio.
Ripartizione dei ruoli: gruppo operativo a Bitonto e logistica a Cerignola
Le indagini hanno ricostruito una struttura organizzativa con compiti ben distinti. Un gruppo attivo nell’area di Bitonto era responsabile della fase esecutiva dei furti nelle zone della provincia di Bari mentre una cellula dislocata a Cerignola curava la parte logistica e commerciale dell’intera filiera illecita. Questo modello ha permesso al sodalizio di operare con continuità e rapidità, sfruttando competenze complementari.
Metodo operativo e smontaggio dei veicoli
Secondo la ricostruzione investigativa, le sottrazioni in provincia di Bari venivano messe a segno con la tecnica conosciuta come “spintarella” con l’impiego di veicoli di grossa cilindrata predisposti per agevolare la fuga. I mezzi trafugati venivano poi trasferiti in aree rurali isolate per essere rapidamente smontati e “cannibalizzati” cioè privati delle parti più pregiate.
Gestione dei ricambi e circuito illegale tra Bari e Foggia
Alla componente cerignolana era affidata la gestione del ciclo post-furto: trasporto delle parti, stoccaggio in depositi ritenuti sicuri e consegna ad autodemolitori compiacenti. Queste attività consentivano l’immissione dei ricambi nel fiorente mercato nero del settore, creando un flusso economico che alimentava ulteriori attività illecite nella zona tra Bari e Foggia.
Elementi di autoriciclaggio contestati
Le verifiche degli inquirenti hanno inoltre evidenziato che parte dei proventi veniva reinserita nel circuito legale tramite operazioni finalizzate a schermare l’origine illecita dei capitali. In particolare, il promotore dell’associazione avrebbe effettuato acquisti di nuove autovetture formalmente destinate ad attività di noleggio, configurando così ipotesi di autoriciclaggio atte a ostacolare l’identificazione delle somme ottenute illegalmente.
Le misure cautelari eseguite rappresentano un passo significativo nell’azione contro reati che colpiscono direttamente i cittadini vittime dei furti e che, sul piano economico, distorcono la concorrenza leale danneggiando gli operatori onesti del settore automobilistico. L’operazione sottolinea il ruolo della Guardia di Finanza nel contrasto alla criminalità economico-finanziaria e nelle attività di repressione di fenomeni quali il riciclaggio e l’autoriciclaggio.
Le indagini proseguono con approfondimenti sul collegamento tra i depositi rinvenuti, gli autodemolitori coinvolti e la rete commerciale che immetteva i ricambi nel mercato illecito; elementi che potrebbero portare a ulteriori sviluppi giudiziari e verifiche amministrative nelle province interessate.



