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Renzo Arbore racconta: da cinque whisky prima del debutto alla passione per la canzone napoletana

Renzo Arbore, a 89 anni, rivela i segreti della sua carriera tra musica, televisione e amicizie illustri, dalla paura del palco alla passione per la canzone napoletana

Renzo Arbore racconta: da cinque whisky prima del debutto alla passione per la canzone napoletana

Nella sua casa romana, tra colori accesi e collezioni bizzarre, Renzo Arbore accoglie con la stessa eleganza che lo ha reso famoso. A 89 anni, il principe della leggerezza racconta la sua vita tra musica, televisione e amicizie illustri, svelando aneddoti inediti e passioni che lo hanno accompagnato nel tempo.

La cucina di Arbore è un museo a cielo aperto, dove ogni oggetto racconta una storia. Tra pupazzi, dischi rari e scatolette alimentari da ogni parte del mondo, il padrone di casa prepara lumache in umido, un piatto che ama condividere con gli amici. La sua vita, come la sua cucina, è un viaggio attraverso l’inconsueto, iniziato a Foggia nel 1937.

Dai primi anni a Foggia alle tournée internazionali

Renzo Arbore ricorda con nostalgia i giorni della sua infanzia, segnati dalla guerra e dalla fuga da Foggia a Francavilla al Mare. «Giocavo nella piazzetta quando sentii alla radio la voce di Badoglio che annunciava l’armistizio», racconta. La famiglia si trasferì poi a Lanciano, dove requisirono un famoso ristorante. «Dormivamo nel refettorio, quando mio padre venne catturato dai tedeschi. Ma fu rilasciato quasi subito, perché era il direttore del tubercolosario di Foggia».

La passione per la musica lo portò a Napoli, dove conobbe Carosone e altri musicisti che, come lui, amavano lo stile americano. «Non solo per me, ma per quella decina di musicisti che a metà degli Anni 50 a Napoli facevano, appunto, gli americani: indossavamo i jeans, tanto per dire, non era usuale allora». La sua carriera in televisione iniziò con trasmissioni come Speciale per voi nel 1969, in piena contestazione. «Claudio Villa venne pesantemente contestato, ma si era auto-invitato».

Le sfide del palco e le amicizie illustri

Arbore confessa di aver superato la timidezza con cinque whisky prima del suo debutto a Umbria Jazz. «La musica mi ha dato le maggiori soddisfazioni. Primo concerto a New York, Radio City Music Hall: accanto al mio nome c’era quello di Ray Charles, mio idolo, che una volta cantò O sole mio con noi». Le sue tournée internazionali lo portarono anche a Buenos Aires, dove la folla era così numerosa che smarrì la macchina con l’autista.

Tra gli aneddoti più divertenti, quello con Paolo Villaggio. «Una volta in Sardegna mi venne a prendere in barca. Senza bussola. Finimmo vicino all’isola di Cavallo, vedemmo Vittorio Emanuele e non so come tornammo a casa». Le risate non mancano neanche quando parla delle sfide di barzellette con Umberto Eco. «Dopo che l’università di Bologna mi conferì la laurea in Goliardia, ci lanciammo in una gara di barzellette».

Impegno sociale e passione per la canzone napoletana

Oltre alla musica e alla televisione, Arbore ha dedicato molto del suo tempo alla solidarietà. «Tanti anni al fianco del Filo d’Oro mi hanno fatto crescere. Oggi il mio impegno è nel promuovere la canzone napoletana come patrimonio immateriale dell’Unesco e in generale la canzone italiana». Non sa nulla della trap, ma ai giovani fa scoprire cose belle attraverso il suo canale .

Renzo Arbore, uomo del ‘900, continua a razzolare nell’inconsueto, mantenendo viva la sua passione per la musica e la leggerezza che lo hanno reso unico. La sua storia è un viaggio attraverso le emozioni, le amicizie e le sfide che hanno segnato una carriera straordinaria.

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