Il Tribunale di Bari ha emesso, in data 1 Ottobre 2026, una sentenza che condanna l’imprenditore di Noci, Donato Mottola a quattro anni di reclusione per corruzione. La condanna riguarda una presunta tangente di 20mila euro versata a Mario Lerario ex direttore della Protezione civile pugliese nel dicembre 2021, in cambio di una certificazione indispensable per accedere a importanti appalti. La Procura aveva richiesto una pena di nove anni, ma la corte ha optato per una riduzione, imponendo anche l’interdizione dall’esercizio di attività imprenditoriali e il risarcimento alla Regione Puglia parte civile nel processo.
Gli appalti contestati e le assoluzioni
Al processo sono stati associati sette episodi, tutti legati a atti dirigenziali durante la pandemia di Covid-19. Gli appalti in questione riguardavano la fornitura di strutture prefabbricate per terapie intensive e unità mobili di emergenza, con un valore complessivo di circa 5 milioni di euro. Su questi sette casi, il giudice ha assolto Mottola in sei, motivando che “il fatto non sussiste”. L’unico episodio ritenuto contestabile è stato quello relativo a una certificazione di esecuzione lavori ottenuta nell’ottobre 2021, che avrebbe potuto garantire all’imprenditore l’attestazione Soa requisito fondamentale per partecipare a gare d’appalto altamente redditizie.
Altri protagonisti e i retroscena della tangente
Nel dicembre 2021, insieme a Lerario, è stato arrestato anche Luca Leccese imprenditore foggiano, accusato di aver pagato una tangente di 10mila euro. Lerario ha già scontato una condanna definitiva di quattro anni e quattro mesi, inflitta con rito abbreviato. Le indagini hanno rivelato che la tangente di 20mila euro sarebbe stata inserita in un cesto natalizio contenente un pregiato taglio di manzo. Una telefonata intercettata tra Mottola e la moglie faceva riferimento a “la manzetta” e a “la mazzetta”, termini che hanno consolidato l’interpretazione della corrispondenza come pagamento illecito.
Difesa legale e conseguenze economiche
Durante il dibattimento, Mottola è stato assistito dagli avvocati Vito Belviso e Elisa Marabelli. Oltre alla pena detentiva, la corte ha disposto l’interdizione dei suoi poteri dirigenziali e lo ha condannato a risarcire la Regione Puglia per i danni subiti. L’imprenditore ha sempre sostenuto che la somma versata fosse semplicemente un regalo ma le evidenze raccolte dalle autorità hanno smentito tale tesi, confermando la natura corruttiva dell’operazione.



