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Taranto: le cooperative sollecitano il Comune sull’impegno economico per le comunità educative

Le 15 cooperative che gestiscono le comunità educative a Taranto chiedono certezze economiche al Comune per continuare a seguire i circa 400 minori ospiti e contrastare la povertà educativa

Taranto: le cooperative sollecitano il Comune sull’impegno economico per le comunità educative

Negli ultimi mesi le cooperative sociali che a Taranto si occupano di minori in difficoltà hanno alzato la voce per chiedere il rispetto degli impegni presi dall’amministrazione comunale. Quindici realtà associative, che gestiscono le comunità educative e i servizi di supporto per i ragazzi, hanno organizzato una conferenza stampa per sollecitare risposte concrete su un accordo economico che dovrebbe regolare le modalità di affidamento e il compenso previsto.

La vertenza economica e i passaggi istituzionali

Il confronto tra cooperative e ente locale è iniziato ufficialmente il 2/8/24 e si è sviluppato con una serie di incontri successivi fino al 2/3/26: nella serie di riunioni è stato definito un testo che prevede un abbattimento del 70% delle somme riconosciute (formula concordata per la sostenibilità dei conti comunali), ma l’intesa non risulta ancora passata in discussione formale dalla giunta comunale. Le cooperative denunciano che, a distanza di due mesi dalla firma tecnica dell’intesa, la pratica non è stata calendarizzata dall’esecutivo cittadino e chiedono al Sindaco e all’assessore ai Servizi sociali chiarezza sui tempi di attuazione.

Impatto sui bilanci delle strutture

Secondo i dirigenti delle cooperative, il mancato trasferimento delle risorse ha costretto molte strutture a ricorrere al credito bancario per mantenere aperti i servizi. Il segretario generale di Confcooperative Taranto, Carlo Martello, ha sottolineato come senza liquidità il sistema rischi di indebolirsi: «Se questo comparto dovesse andare in difficoltà cadrebbe l’ultima diga a sostegno di questi giovani», una definizione che mette in luce il ruolo fondamentale delle realtà del terzo settore.

La crisi educativa al centro del dibattito

La richiesta delle cooperative arriva in un momento di particolare attenzione pubblica sul tema del disagio giovanile, riaccesa dal tragico episodio che ha coinvolto il bracciante maliano bakari sako, 35 anni, ucciso nella città vecchia da un gruppo che comprendeva anche minori. Per Confcooperative l’episodio ha riportato sotto i riflettori la povertà educativa, ovvero l’assenza di influenze protettive e formative attorno ai ragazzi, con conseguenze drammatiche sulla sicurezza e sul tessuto sociale.

Ruolo delle comunità educative

Le comunità educative rappresentano, secondo gli operatori, l’unico presidio capace di intervenire in modo continuativo sui casi più complessi: accoglienza, percorsi di rieducazione, supporto alle famiglie e attività diurni che integrano il lavoro della scuola e delle istituzioni. I responsabili ricordano che le cooperative hanno svolto questo compito con «sacrificio e generosità» e oggi chiedono che gli impegni contrattuali vengano rispettati per garantire continuità ai servizi.

Dati e prospettive operative

Nel territorio provinciale sarebbero circa 400 minori inseriti nelle comunità gestite dalle cooperative, a cui si sommano gli utenti dei servizi diurni e gli interventi domiciliari rivolti alle famiglie. Gabriele Morales, intervenuto a rappresentare i numeri, ha evidenziato come la mancanza di certezze finanziarie rischi di interrompere percorsi riabilitativi e di contrasto alla devianza, aumentando la pressione sul sistema sociale locale.

Richiesta di tempistica e responsabilità

Le organizzazioni hanno chiesto espressamente garanzie sui tempi di erogazione e sull’effettiva applicazione dell’accordo: la posta in gioco non è solo economica, ma riguarda la tenuta di un tessuto di protezione per ragazzi senza rete familiare sufficiente. L’appello è diretto alle istituzioni cittadine affinché procedano alla discussione della pratica in giunta e traducano gli impegni in flussi finanziari puntuali, evitando una crisi che ricadrebbe immediatamente sui servizi offerti ai minori.

In assenza di risposte, le cooperative minacciano di dover rivedere le modalità di accoglienza e assistenza, con possibili ripercussioni sui posti disponibili e sui percorsi personalizzati già in essere. Sullo sfondo rimane la questione più ampia della prevenzione: rafforzare la collaborazione tra famiglia, scuola, enti locali e terzo settore per contrastare la povertà educativa e restituire prospettive concrete ai giovani più fragili.

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