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Trenta ragazzi di Andria in Albania per un’estate di volontariato e crescita

Un gruppo di giovani della parrocchia San Nicola di Andria ha vissuto un'esperienza unica in Albania, trasformando il tradizionale campo estivo in un viaggio di solidarietà e crescita personale.

Trenta ragazzi di Andria in Albania per un’estate di volontariato e crescita

In un’epoca in cui le cronache spesso mettono in luce episodi di disagio giovanile, è importante ricordare che esiste anche un’altra gioventù, quella che sceglie di dedicare parte del proprio tempo agli altri. Un esempio lampante arriva da Andria, dove trenta ragazzi tra i 15 e i 20 anni hanno trascorso parte dell’estate in Albania, trasformando il tradizionale campo scuola in un’esperienza di servizio e solidarietà.

Un viaggio di solidarietà e incontro

Il gruppo, appartenente alla parrocchia San Nicola, è partito il 29 luglio e ha trascorso dieci giorni nella comunità di Gurëz, nel nord dell’Albania, insieme ai padri Dehoniani. Ad accompagnarli sono stati Antonio Caterino, seminarista in formazione, e don Claudio Stillavato. Ad accoglierli, padre Gianni Dimiccoli, parroco della comunità locale, e il viceparroco padre Wojciech.

La scelta di Gurëz non è stata casuale. Antonio Caterino aveva già avuto modo di conoscere padre Gianni in precedenza, e da quel legame è nato un progetto che ha intrecciato animazione, evangelizzazione, volontariato e conoscenza diretta delle situazioni di fragilità.

L’oratorio come strumento di incontro

Nei primi quattro giorni, i giovani andriesi hanno portato nei villaggi di Gurëz e Gramsci lo spirito dell’oratorio che anima le estati della parrocchia San Nicola. Giochi, balli, racconti e attività hanno riempito le giornate trascorse insieme ai bambini e ai ragazzi del posto.

«Abbiamo portato qui la nostra idea di oratorio, quella che facciamo a San Nicola», racconta Caterino. «E devo essere sincero: senza volerci fare troppi complimenti, è stato davvero un grande successo. Siamo arrivati in una zona molto povera dell’Albania e, per loro, anche quei quattro giorni di oratorio sono stati qualcosa di meraviglioso».

La conferma più significativa è arrivata al momento di salutarsi. Dopo pochi giorni erano già nati rapporti e legami difficili da interrompere: «L’ultimo giorno non volevano lasciarci andare, volevano che rimanessimo. Per noi è stato un segnale molto forte».

Esperienze di vita e crescita

Ma l’oratorio è stato soltanto una parte del percorso. Successivamente, i trenta ragazzi sono stati divisi in gruppi e chiamati a confrontarsi con esperienze ancora più delicate. Alcuni hanno trascorso del tempo in un orfanotrofio, altri hanno prestato servizio in una struttura che accoglie persone con disabilità. Un altro gruppo ha seguito padre Gianni durante le visite agli ammalati, accompagnandolo nelle case per portare la comunione e l’Eucaristia.

Altri giovani sono entrati nelle abitazioni delle famiglie più fragili, incontrando direttamente persone che vivono condizioni di povertà molto lontane dalla realtà con la quale sono abituati a confrontarsi ad Andria.

È proprio in questi incontri che il viaggio ha assunto il suo significato più profondo. Non soltanto aiutare, ma imparare a guardare. Per ragazzi ancora adolescenti o poco più grandi, entrare in una casa segnata dalla povertà, trascorrere alcune ore accanto a una persona con disabilità o incontrare bambini cresciuti in condizioni difficili significa misurarsi con una realtà che difficilmente può essere compresa soltanto attraverso parole e racconti.

Il servizio diventa così anche uno strumento educativo: spinge a uscire dalle proprie abitudini, a confrontarsi con altre priorità e a scoprire quanto possa essere importante dedicare gratuitamente una parte del proprio tempo a qualcun altro.

Dieci giorni dopo la partenza, il gruppo ha fatto ritorno ad Andria. Nel bagaglio, però, non soltanto fotografie e ricordi di un viaggio all’estero. Ci sono i volti dei bambini incontrati nei villaggi, gli abbracci dell’ultimo giorno di oratorio, le persone ammalate visitate nelle loro abitazioni, le famiglie in difficoltà e le ore trascorse accanto a minori e persone con disabilità.

Ed è forse da esperienze come questa che può partire anche una riflessione meno pessimistica sulle nuove generazioni. Accanto ai ragazzi che finiscono nelle pagine di cronaca ce ne sono tanti altri che scelgono silenziosamente di impegnarsi, aiutare, partire e mettersi al servizio degli altri. Giovani che raramente fanno rumore, ma che rappresentano modelli altrettanto reali.

Per i trenta ragazzi della parrocchia San Nicola, quei giorni in Albania sono diventati così molto più di un campo estivo: un’occasione per scoprire che la solidarietà può essere una forma concreta di crescita e che, qualche volta, per guardare con occhi diversi la propria vita bisogna allontanarsi da casa e incontrare quella degli altri.

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