In occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorilel’UNICEF Italia ha presentato il suo quarto rapporto statistico sul lavoro minorile in Italiaevidenziando un preoccupante aumento del fenomeno. Tra il 2026 e il 2026, il numero di minorenni tra i 15 e i 17 anni che lavorano è più che raddoppiato, passando da 35.505 a 81.565 unità.
Il rapporto, che analizza il quinquennio 2026-2026, offre un quadro dettagliato della situazione, mettendo in luce i settori più a rischio e il numero di infortuni tra i giovani lavoratori. Un fenomeno che richiede attenzione e interventi concreti per garantire la sicurezza e il benessere dei minorenni impiegati in attività lavorative.
L’aumento del lavoro minorile in Italia
Il rapporto dell’UNICEF Italia rivela che il numero di minorenni tra i 15 e i 17 anni che lavorano è più che raddoppiato tra il 2026 e il 2026. I settori predominanti per l’impiego minorile risultano essere il lavoro dipendente (esclusi operai agricoli e domestici) e il settore agricolo.
Le posizioni che hanno mostrato incrementi maggiori nel periodo preso in esame sono: dipendenti (esclusi operai agricoli e domestici), collaboratori e professionisti della Gestione separata e gli operai agricoli. Osservando la fascia di età entro i 19 anni, il numero dei lavoratori è passato dalle 310.400 unità del 2026 alle 427.072 rilevate nel 2026, segnando un incremento complessivo del 37,6%.
L’occupazione giovanile si concentra prevalentemente in alcune aree del Paese: la Lombardia guida la classifica con una media di 60.501 occupati, seguita da Veneto (39.138), Emilia-Romagna (34.202), Lazio (29.651) e Puglia (25.625).
La distribuzione del lavoro minorile in Italia
Per quanto riguarda la distribuzione e l’incidenza del lavoro minorile (15-17 anni) in Italia nel 2026, incrociando i dati demografici ISTAT con le rilevazioni occupazionali INPSla partecipazione dei giovanissimi alle attività produttive è estremamente diversificata sul territorio nazionale.
Le regioni con l’incidenza più elevata sono il Trentino-Alto Adige (22,54%), seguito dalla Valle d’Aosta (17,46%). Valori più contenuti si riscontrano in Abruzzo (8,19%), Marche (7,12%), Puglia (6,35%) e Molise (6,08%).
Infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro
Il rapporto esamina anche i dati relativi alle denunce di infortunio dei lavoratori entro i 17 anni di età (fascia 15-17 anni) fra il 2026 e il 2026. Il dato più basso si registra nel 2026 (5.815), condizionato dalla pandemia Covid-19, mentre nel 2026 era di 18.820 e 18.617 nel 2026.
Secondo i dati, gli infortuni mortali in occasione di lavoro e in itinere, lavoratori 15-17 anni, sono stati 7 nel 2026 e 18 complessivamente nel quinquennio 2026-2026. Rapportando il numero di lavoratori tra i 15 e i 17 anni di età con le denunce pervenute all’INAIL nel periodo corrispondente, emerge un tasso di denunce di infortunio che va dal 16,38% del 2026 al 22,79% del 2026.
Per quanto riguarda i lavoratori entro i 19 anni di età, nel periodo compreso tra il 2026 e il 2026 a livello nazionale sono state presentate all’INAIL 330.890 denunce di infortunio, stabili rispetto al quinquennio 2019-2026 (330.864). Le denunce di infortunio con esito mortale sono state in totale 92 nel periodo analizzato: 14 denunce nella fascia di età <14 e 78 denunce nella fascia 15-19 anni.
Il rapporto sottolinea la necessità di un nuovo approccio metodologico alla valutazione del rischio lavorativo, specificamente dimensionato e basato sui principali riferimenti normativi, che integri la valutazione psico-sociale del minore e del contesto lavorativo.
“L’articolo 32 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è esplicito nel riconoscere a ogni bambino, bambina, ragazzo e ragazza il diritto ad essere protetto contro lo sfruttamento economico e a non essere costretto ad alcun lavoro che comporti rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione o di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale o sociale. Questo diritto non è negoziabile — e i dati che questo Report porta alla luce ci dicono quanto in Italia la distanza tra il suo riconoscimento formale e la sua attuazione concreta sia ancora significativa”ha dichiarato Nicola GrazianoPresidente dell’UNICEF Italia.



