12 Giugno 2026 ☀ 21°

Protesta a Bari: agricoltori chiedono blocco importazioni grano e controlli più severi

Centinaia di agricoltori hanno manifestato a Bari per denunciare la crisi del settore cerealicolo. Chiedono misure urgenti per salvare la filiera italiana

Protesta a Bari: agricoltori chiedono blocco importazioni grano e controlli più severi

Il porto di Bari è stato teatro di una manifestazione senza precedenti il 12 giugno 2026. Centinaia di agricoltori, riuniti dal Cia Agricoltori Italianihanno protestato al Varco della Vittoria per denunciare la grave crisi che sta colpendo il settore cerealicolo italiano.

La protesta è scaturita dal crollo verticale del prezzo del grano duropassato da oltre 50 euro al quintale nel 2026 agli attuali 19-25 euro. Un valore che, secondo i manifestanti, è inferiore persino a quello di 40 anni fa.

Le richieste degli agricoltori: blocco importazioni e controlli più severi

Gennaro Sicolo, vicepresidente nazionale e presidente regionale di Cia Agricoltori Italiani, ha dichiarato: ‘Chiediamo che già dai prossimi giorni siano bloccate le importazioni fino a dicembre 2026’. Secondo Sicolo, le scorte presenti nei magazzini dell’industria molitoria sono più che sufficienti per far fronte alla domanda.

Gli agricoltori denunciano che ulteriori importazioni prima della prossima raccolta e nei sei mesi successivi costituirebbero un’azione predatoria nei confronti del grano duro italiano. Per questo chiedono una svolta immediata nei controlli dei porti.

Un sistema di controlli strutturato e permanente

La Cia propone un sistema di controlli strutturato, generalizzato e permanente di tutte le navi con carico di grano duro. Questo sistema dovrebbe vedere il pieno coinvolgimento coordinato e contestuale di Carabinieri dei NasGuardia di FinanzaSanità marittima e Osservatorio fitopatologico regionale.

I controlli dovrebbero verificare le eventuali violazioni delle norme doganali e il rispetto degli standard sanitari, ambientali e merceologici. Tra questi, la presenza di micotossineresidui di pesticidieventuale radioattività e l’effettività della destinazione per l’alimentazione umana del grano duro importato.

La crescita abnorme delle importazioni e le sue conseguenze

Negli ultimi anni, le importazioni di grano duro sono aumentate in modo esponenziale. Nel 2026, le importazioni sono aumentate del 40% rispetto al 2026 e del 30% rispetto al 2026. Questo trend è continuato anche nel 2026, 2026 e 2026, soprattutto da Paesi extra UE.

Secondo la Cia, questo meccanismo crea un eccesso artificiale di offertaindebolisce il potere contrattuale degli agricoltori e favorisce dinamiche speculative. Il risultato è una filiera squilibrata dove chi produce perde e chi trasforma ottiene enormi extraprofitti.

A fronte di un costo medio di produzione di 1170 euro per ettaro, l’industria riconosce solo 500-600 euro per ettaro. Questo ha portato a una riduzione netta della superficie coltivata a grano duro in Italia, che si aggira intorno al 40% negli ultimi 30 anni.

La richiesta di una nuova legge per la pasta Made in Italy

La Cia chiede una nuova legge che istituisca la pasta Made in Italy con 100% grano duro italiano da filiera certificata. Inoltre, si chiede l’obbligo dell’indicazione dei Paesi di origine del grano duro su ogni confezione di pasta.

Secondo Sicolo, non è più rinviabile questa misura per garantire la tutela degli agricoltori italiani e la qualità del prodotto finale. La protesta di Bari è solo l’inizio di una battaglia che vedrà coinvolti tutti i produttori agricoli italiani.

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