All’apertura della tappa meridionale di Obiettivo Export alla Fiera del Levante di Bari il ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio dei ministri, Antonio Tajani ha disegnato una strategia che mette al centro le esportazioni come motore di crescita per l’Italia. Dal palco è emersa la volontà di sostenere le imprese nella loro internazionalizzazione con un target ambizioso: raggiungere 700 miliardi di export entro la fine del 2027.
Il contesto economico descritto da Tajani include cifre e tendenze concrete: l’Italia è tra i principali esportatori mondiali e l’export pesa in modo significativo sull’economia nazionale, sfiorando circa il 40% del Pil. Inoltre è stato evidenziato un incremento delle vendite all’estero pari a +11% con una crescita del Mezzogiorno che in alcune aree supera il ritmo del Nord.
Strategia commerciale e accordi con mercati extraeuropei
Nel delineare il piano d’azione, il ministro ha sottolineato la necessità di guardare oltre i mercati tradizionali. Il governo punta a rafforzare relazioni commerciali con l’America e l’Europa, ma anche a spingere nelle rotte extraeuropee attraverso accordi con soggetti come il Mercosur nonché con paesi quali India e Messico. L’obiettivo dichiarato è duplice: permettere alle imprese italiane di esportare di più e valorizzare il made in Italy sui mercati internazionali, con ricadute positive sul benessere dei cittadini.
Per realizzare questa strategia il governo prevede un supporto capillare: ambasciate e consolati saranno impegnati per accompagnare le aziende all’estero, evitando che una società italiana si trovi da sola quando opera fuori dai confini nazionali. Questa assistenza istituzionale viene vista come un elemento fondamentale per convertire le potenzialità in risultati misurabili.
Cooperazione internazionale, aiuti all’Ucraina e ruolo dei Balcani
Sul fronte europeo e geopolitico, Tajani ha annunciato sviluppi sulle prospettive di adesione per l’Ucraina: “Si è aperto il primo capitolo” per l’ingresso nell’Unione europea ma servirà tempo per completare il percorso. A supporto di Kiev l’Italia mette a disposizione competenze e strumenti istituzionali, inclusa la collaborazione con la Guardia di Finanza per aiutare a migliorare le pratiche amministrative e contrastare la corruzione.
In questa cornice Tajani ha sintetizzato gli effetti attesi con la frase: “Questo significa che l’Ucraina potrà migliorare“. Parallelamente, il ministro ha richiamato l’attenzione sui paesi dei Balcani occidentali che hanno uno status di candidati: “Albania e Montenegro sono pronti“, ha affermato, invitando a non perdere di vista questa area che, a suo avviso, dovrebbe avanzare nell’integrazione europea prima di altri casi.
Forme pratiche di collaborazione
Oltre alle parole di sostegno politico, Tajani ha suggerito modalità concrete per trasferire know-how e pratiche amministrative: missioni, partenariati tecnici e progetti di formazione che coinvolgano istituzioni italiane e partner internazionali. La collaborazione con la Guardia di Finanza è un esempio di come competenze specifiche possano essere messe al servizio di riforme mirate nei paesi partner.
La linea tracciata unisce quindi economia e politica estera: promuovere l’export non è solo un obiettivo di bilancio, ma parte di un disegno più ampio che coinvolge diplomazia, cooperazione giudiziaria e sostegno istituzionale.
Impatto atteso sull’economia italiana e sul territorio
Il ragionamento politico-economico che emerge dalla Fiera del Levante parte da dati misurabili: puntare a 700 miliardi di export e consolidare il peso dell’export al 40% del Pil sono obiettivi che, se raggiunti, possono amplificare l’effetto moltiplicatore sull’occupazione e sull’innovazione industriale. L’incremento del +11% nelle esportazioni è stato citato come segnale di momentum, con particolare attenzione alla crescita del Sud, che in questo scenario potrebbe beneficiare di investimenti e internazionalizzazione delle imprese locali.



