La comunità di Andria si prepara a dare l’ultimo saluto ad Antonio Sardanoil 49enne originario della città che ha perso la vita durante una caduta sul Gran Paradiso in Valle d’Aosta. La salma arriverà giovedì 18 giugno e sarà allestita la veglia funebre presso la casa funeraria Ernesto in via Cinzio Violante, in attesa delle esequie fissate per il giorno successivo.
La notizia della tragedia ha toccato profondamente sia il territorio trentino, dove Antonio viveva e lavorava, sia la sua città natale, Andria, dove risiedono i suoi familiari. Molti conoscenti ricordano la sua passione per la montagna e il rigore con cui affrontava le escursioni, elementi che oggi rendono ancora più doloroso il lutto.
Circostanze della tragedia sul Gran Paradiso
Antonio faceva parte di una cordata composta da tre persone, insieme a Sergio Martinelli29 anni, e Michael Zanatti39 anni, entrambi residenti in Trentino. I tre stavano affrontando la parete Nord del Gran Paradisodopo aver pernottato al rifugio Federico Chabod a quota 2.750 metri. Nelle prime ore del mattino erano partiti con l’intento di raggiungere la vetta, ma durante la salita si è verificata una caduta dal versante della montagna che ha causato la morte dei tre alpinisti.
Il ruolo del segnale GPS e l’intervento dei soccorsi
Le ricerche sono state avviate quando i tre non sono rientrati al rifugio come previsto: l’allarme è scattato in tarda serata. Fondamentale è stata l’osservazione della moglie di Antonio, Giovannainsegnante a Trento e originaria di Andria, che ha notato come il dispositivo GPS indossato dal marito mostrasse da tempo la stessa posizione. Contattando il rifugio Federico Chabod, ha ottenuto la conferma che i tre non erano rientrati e, grazie a quel segnale, i soccorritori hanno potuto localizzare il punto della caduta e recuperare le salme.
Vita professionale e legami con il Trentino
Negli anni Antonio aveva costruito la sua vita in Trentino, dove lavorava nell’ambito dei servizi sanitari. Dal 2016 era impiegato presso l’Azienda sanitaria trentina come autista-soccorritore nelle valli di Fiemme e Fassa; nel 2026 era entrato nella centrale operativa integrata 116117 per l’assistenza medica non urgente, trasferendosi a Trento. Viveva nel quartiere di Gardolo con la moglie, con cui si era sposato poco più di tre anni fa.
Chi lo conosce lo descrive come una persona prudentissima in montagna, attenta alla preparazione e al rispetto delle regole dell’alpinismo. La sua esperienza, unita alla passione per le cime, era ben nota sia tra i colleghi sia tra gli amici.
Veglia, funerali e messaggi di cordoglio
La salma sarà vegliata presso la casa funeraria Ernesto in via Cinzio Violante a partire dal pomeriggio del 18 giugno. I funerali sono stati fissati per venerdì alle ore 17 nella chiesa del Santissimo Crocifisso ad Andria, dove la comunità potrà raccogliersi per un ultimo saluto.
In queste ore sono numerosi i messaggi di cordoglio che stanno raggiungendo la famiglia da parte delle comunità di Andria e del Trentino, luoghi nei quali Antonio aveva intrecciato legami familiari, professionali e affettivi. La doppia appartenenza del defunto, tra la città natale e il territorio montano dove aveva scelto di vivere, emerge nei ricordi condivisi da amici, colleghi e conoscenti.
La vicenda ha richiamato l’attenzione sulla pericolosità di alcune vie alpinistiche anche per escursionisti esperti, sottolineando l’importanza di strumenti di localizzazione e dell’intervento tempestivo dei soccorsi. In particolare, l’utilizzo del GPS personale si è rivelato determinante per individuare il punto della caduta e consentire il recupero delle salme.
La comunità si stringe attorno ai familiari di Antonio: la veglia e i funerali rappresenteranno il momento ufficiale per onorare la sua memoria e per permettere a chi lo ha conosciuto di tributargli l’ultimo saluto.



