Un esperimento condotto tra le Grotte di Castellana e i laboratori di Modugno mette al centro un biofertilizzante prodotto in Puglia. L’azienda Tersan Puglia, attiva da oltre cinquant’anni nel compostaggio dei rifiuti organici, ha partecipato alla missione simulata CAAM 2 promossa da Space Pioneers con il coinvolgimento del Politecnico di Bari e il patrocinio dell’Agenzia Spaziale Italiana. Lo scopo era verificare la possibilità di rendere coltivabile un substrato sterile come la regolite lunare, usando soluzioni biologiche.
Sperimentazione CAAM 2 nelle Grotte di Castellana e selezione dei microrganismi
Nella fase iniziale, svolta lo scorso novembre nelle Grotte di Castellana è stato testato il prodotto commerciale denominato Bio Vegetal su una regolite simulata. L’attività ha permesso di valutare come un ammendante biologico possa interagire con un substrato privo di nutrienti e con scarsa capacità di ritenzione idrica. Da quella esperienza è partita una ricerca più approfondita nei laboratori di Modugno, dove i tecnici hanno esaminato la ceppoteca aziendale contenente circa 200 specie di microrganismi per individuare i ceppi più adatti a migliorare un terreno arido e povero.
La ceppoteca è stata usata come biblioteca biologica per costruire combinazioni mirate di microrganismi in grado di favorire la formazione di struttura del suolo e l’attività della rizosfera. Il lavoro ha mostrato come la presenza di specifici ceppi influisca sulla capacità del substrato di trattenere acqua e sul livello di attività microbica attorno alle radici, elementi cruciali per rendere un terreno coltivabile.
Risultati nei laboratori di Modugno e implicazioni per la Puglia
Nei successivi test in camere di crescita controllate, alcuni semi di sorgo seminati all’inizio di giugno sono germogliati e hanno raggiunto un’altezza di circa quattro centimetri in poche settimane. I dati raccolti dall’attività R&S di Tersan evidenziano inoltre miglioramenti misurabili nelle piante trattate con Bio Vegetal una quantità di clorofilla superiore dell’80% un incremento dell’efficienza d’uso dell’acqua del 34% un aumento del peso secco vegetale del 51% e una crescita della produzione del 35% rispetto ai controlli non trattati.
Questi numeri non sono soltanto risultati sperimentali in laboratorio: l’azienda sottolinea come le tecniche sviluppate possano avere ricadute concrete per i suoli degradati della Puglia e del Mediterraneo, territori esposti a siccità e a fenomeni di desertificazione. L’applicazione di strategie di biofertilizzazione si propone quindi come strumento per aumentare la resilienza delle colture in condizioni difficili.
Collaborazioni scientifiche e modelli di accumulo di carbonio
Il progetto ha coinvolto una rete scientifica che include l’Università di Bari l’Università della Basilicata il Cnr e il Crea. Oltre agli esperimenti in vitro, sono stati sviluppati modelli che stimano l’impatto della biofertilizzazione sulla capacità dei suoli di immagazzinare carbonio nel tempo. Queste analisi rafforzano il valore delle strategie biologiche non solo per la produttività agricola ma anche per i servizi ecosistemici legati alla sequestro di carbonio.
Dichiarazioni aziendali e prospettive
Leonardo Delle Foglie, amministratore delegato di Tersan Puglia, ha commentato la partecipazione alla simulazione come motivo di orgoglio per l’azienda e per la ricerca locale. «Così costruiamo l’agricoltura del futuro», ha detto, richiamando l’attenzione sull’importanza di pratiche che favoriscano la biodiversità e la salute del suolo. Ha inoltre ricordato che «noi continuiamo a investire nella fertilizzazione che apporta vita», evidenziando la scelta aziendale di puntare su soluzioni organiche piuttosto che sui soli fertilizzanti minerali.
Le sperimentazioni continueranno a essere integrate con prove sul campo e studi di lungo periodo per valutare la tenuta delle performance osservate in laboratorio. Nel frattempo, l’esperienza di Modugno rappresenta un esempio di come una tecnologia pensata per scenari estremi, come la Luna, possa tornare utile per affrontare sfide concrete sulla Terra, in particolare nella regione di Bari e in tutta la Puglia.
Il percorso scientifico che ha legato una missione simulata, una «biblioteca» microbiologica e test controllati dimostra che la ricerca applicata può offrire strumenti operativi per rigenerare suoli oggi considerati marginali. I risultati riportati aprono percorsi di sviluppo agricolo sostenibile con ricadute possibili sia per la sicurezza alimentare sia per la gestione delle risorse naturali.



