La lotta dei lavoratori Natuzzi ha assunto nelle ultime ore connotati concreti: presidi davanti alla sede centrale di Santeramo in Colle e blocchi agli ingressi dello stabilimento di Laterza hanno scandito la giornata dopo l’annuncio della chiusura di tre impianti nel Barese. I provvedimenti aziendali coinvolgono sia chiusure temporanee sia una cessazione definitiva per uno dei siti, con impatti immediati sull’occupazione e sulla produzione.
Le mobilitazioni si sono concentrate sui punti nevralgici indicati dall’azienda: la sede centrale denominata Ps che sarà temporaneamente chiusa da domani lo stabilimento Jesce 2 a Santeramo la cui chiusura è invece definitiva, e la sede di Graviscella ad Altamura, per la quale l’attività si è fermata ieri. A Laterza si è registrato il blocco degli accessi con camion impediti a entrare, azione che ha di fatto interrotto la produzione.
Numeri, trasferimenti produttivi e misure occupazionali
Secondo quanto comunicato durante la vertenza, circa 668 lavoratori dei tre siti interessati dovrebbero essere in parte trasferiti in altre sedi della Puglia e della Basilicata, con una porzione della produzione convocata all’estero. Per l’ampia platea aziendale il ricorso agli ammortizzatori sociali è rilevante: è prevista la cassa integrazione che, in altri ambiti della vertenza, era stata quantificata al 62% per 1.755 dipendenti; più in generale il gruppo ha previsto misure di gestione della crisi che includono anche incentivi all’esodo per uscite volontarie con risorse pari a 6 milioni.
Il piano industriale aziendale prevede il trasferimento di una linea produttiva in Romania dove verranno impiegate infrastrutture rientrate dalla Cina e avviate due linee per prodotti di fascia medio-bassa per una quota non superiore al 13% della produzione complessiva. In totale, la vicenda si inserisce in un contesto più ampio che coinvolge fino a 1.800 dipendenti nelle rilevazioni legate al gruppo e il distretto del mobile imbottito nella regione, con oltre 600 piccole e medie imprese nell’indotto nelle province di Bari e Matera.
Le parole dell’azienda e le formule concordate
Nel corso dei mesi precedenti Natuzzi aveva avviato procedure per la composizione negoziata della crisi con il coinvolgimento di Invitalia e una gestione commissariale esterna, indicando come obiettivo il risanamento della posizione finanziaria e il ripristino di un equilibrio economico-operativo sostenibile. L’azienda aveva descritto l’intervento come un percorso finalizzato al rilancio industriale del polo Italia, dichiarando al contempo la disponibilità a recepire modifiche avanzate dalle organizzazioni sindacali.
Incontri istituzionali, sindacati e reazioni dal territorio
La vertenza ha attraversato passaggi istituzionali: un tavolo si è tenuto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy con la partecipazione di dirigenti aziendali come Enzo de Fusco e Marco Natuzzi del sottosegretario Fausta Bergamotto e del consigliere del ministro Giampaolo Castano. All’incontro hanno preso parte le rappresentanze sindacali nazionali e regionali di Feneal UilFilca CislFillea Cgil e Filcams oltre ai vertici di Confindustria Bari e all’assessore regionale Eugenio Di Sciascio.
Nel corso dei colloqui sindacali l’esito non è stato risolutivo: dopo una riunione di lunga durata il tavolo non ha prodotto un’intesa capace di evitare le chiusure. I rappresentanti dei lavoratori hanno sottolineato che «durante il confronto sono stati fatti significativi passi in avanti», pur rilevando la persistenza di punti critici legati alla chiusura di stabilimenti e al trasferimento di produzioni all’estero.
Mobilitazioni e simboli della protesta
Le azioni di protesta hanno assunto toni simbolici e concreti: davanti alla sede centrale di Santeramo è stata posizionata una corona con la scritta “Qui giace il Made in Italy” e i lavoratori hanno chiesto l’intervento delle istituzioni a tutti i livelli, ricordando che l’azienda ha ricevuto nel tempo sostegni pubblici consistenti. I sindacati chiedono ora un piano industriale che salvaguardi investimenti, occupazione e il perimetro produttivo italiano, mettendo in evidenza il rischio di ricadute sull’intero distretto.
La situazione resta fluida: con i presidi attivi e le sedi coinvolte temporaneamente o definitivamente chiuse, la partita ora si gioca tra ulteriori confronti istituzionali, possibili interventi pubblici coordinati con Invitalia e il monitoraggio delle misure di sostegno all’occupazione messe in campo dalla Regione Puglia e dal Ministero.



