Il 3 luglio 2026 rimarrà una data storica per la contrada dell’Aquila. In Piazza del Campo il fantino Giovanni Atzeni, noto come Tittia ha conquistato il suo dodicesimo Palio portando la contrada nonna alla vittoria dopo un digiuno durato dal 1992. La performance è stata netta e dominata, con il binomio Tittia-Diodoro che ha imposto il ritmo per tutti i 3 giri di pista.
La festa in piazza è stata la conseguenza di una corsa in cui la mossa e l’ordine di ingresso ai canapi hanno giocato un ruolo decisivo: l’Aquila, settima alla partenza, ha sfruttato lo spazio lasciato libero e la reattività del castrone baio di 7 anni per scattare davanti a tutti e non guardare più indietro. Per Diodoro si tratta del secondo successo dopo quello ottenuto un anno fa al debutto nelle corse principali.
La dominante performance di Tittia e il ruolo di Diodoro
Giovanni Atzeni, 41 anni, ha confermato il suo status di fantino più titolato in attività raggiungendo quota 12 vittorie nel Palio di Siena, a un passo dalla leggenda Aceto che resta a 13 successi. Nato a Nagold in Germania da padre sardo e madre tedesca, Atzeni ha costruito il suo rapporto con il Palio di Siena a partire dal 2003 consolidando una carriera che comprende trionfi anche in altre corse storiche come quelle di Asti e Legnano.
La vittoria del 3 luglio è anzitutto merito del controllo di Tittia in sella e della qualità di Diodoro un cavallo che si è rivelato la carta vincente della giornata. L’animale, descritto come castrone baio ha mostrato esplosività alla mossa e tenuta sui tre giri, caratteristiche che hanno permesso al binomio di trasformare il vantaggio iniziale in un monologo senza tentennamenti.
La mossa, i canapi e le dinamiche della corsa
La fase iniziale è stata segnata da una serie di richiamate del mossiere Renato Bircolotti, necessario per riordinare il campo prima della partenza effettiva. L’Onda una delle favorite con Carlo Sanna detto Brigante in sella a Anda e Bola, si era trovata nella posizione di rincorsa, condizionando la strategia di alcune contrade avversarie.
Tra gli episodi di contatto più rilevanti si segnala l’attenzione tattica della Torre partita in quarta posizione e spesso all’attacco dell’Oca con la terza accoppiata considerata più temibile (con Sebastiano Murtas detto Grandine su Benitos). Questa marcatura ravvicinata ha provocato anche un richiamo formale al fantino Enrico Bruschelli detto Bellocchio. Intanto l’Aquila, partendo settima, ha trovato un corridoio libero a sinistra e a destra, lasciato dal Drago in basso e dalle Giraffa e Valdimontone in alto, che ha facilitato la partenza perfetta di Tittia.
Cadute e cambi di posizione
La corsa non è stata priva di incidenti: tra le cadute registrate figurano quelle della Torre della Bruco e della Giraffa quest’ultima coinvolta in una progressiva perdita di ritmo che ha permesso ad altre contrade di avanzare. La Civetta ha retto per un tratto la scia del vincitore, seguita dal Valdimontone poi superati dal cavallo della Giraffa prima dell’epilogo.
Un elemento logistico che ha inciso sulla programmazione della manifestazione è stata la scelta di posticipare la corsa al 3 luglio (originariamente prevista il 2 luglio) a causa del maltempo: la sicurezza della pista di tufo in Piazza del Campo ha richiesto un rinvio per permettere il recupero delle condizioni ideali.
Significato della vittoria per l’Aquila e la carriera di Tittia
Per la contrada dell’Aquila si chiude un lungo periodo senza vittorie iniziato nel 1992 l’ultima volta in cui il giubbetto giallo aveva trionfato in una data che, curiosamente, fu anch’essa il 3 luglio. La riconquista della vittoria ha un valore simbolico oltre che sportivo: riporta la contrada tra le protagoniste della Piazza e offre alla comunità motivo di festa dopo decenni di attesa.
Dal punto di vista individuale, l’affermazione aggiunge un’altra gemma alla carriera di Tittia, che continua a scrivere pagine importanti nella storia del Palio di Siena. La combinazione di esperienza, scelte tattiche e un cavallo di qualità come Diodoro ha fatto la differenza, consolidando il ruolo di Atzeni tra i grandi interpreti contemporanei della manifestazione.



