La Procura di Bari ha indagato Aurelio e Luigi De Laurentiis per bancarotta fraudolenta impropria e false comunicazioni sociali, ha disposto perquisizioni nelle sedi di Bari, Napoli e Filmauro e ha chiesto l’apertura della liquidazione giudiziale del club. Le attività si sono concentrate sui bilanci dal 2019 al 2026 e su operazioni infragruppo, in particolare la cessione del portiere Elia Caprile. Ultimo aggiornamento: 10 luglio 2026.
Il procedimento è rilevante per la sopravvivenza sportiva ed economica del Bari, che secondo gli inquirenti presenta perdite sistemiche di circa 30 milioni nel periodo considerato e un patrimonio netto negativo dal 2026. In caso di conferma delle ipotesi, il club rischia un terzo dissesto in poco più di un decennio, con effetti immediati sul titolo sportivo e sulla proprietà. Gli accertamenti mirano a chiarire se operazioni infragruppo abbiano aggravato lo squilibrio.
Perquisizioni, profili di reato e soggetti coinvolti
Le perquisizioni della Guardia di Finanza hanno interessato uffici di Bari, Napoli e Filmauro per acquisire documenti, comunicazioni e bozze contrattuali utili a ricostruire la gestione. Le contestazioni riguardano tre profili di bancarotta fraudolenta (per distrazione da reato societario e da operazioni dolose) e l’ipotesi di false comunicazioni sociali. Sono state cercate evidenze su operazioni considerate idonee ad aggravare lo stato di insolvenza, incluse cessioni intragruppo. Le attività hanno toccato anche tre direttori sportivi e un procuratore, non indagati, ritenuti coinvolti a vario titolo in una trattativa chiave; gli accertamenti puntano a delineare responsabilità e flussi finanziari interni al perimetro proprietario.
L’operazione Caprile e le cessioni intragruppo
Al centro delle verifiche figura la vendita di Elia Caprile dal Bari al Napoli, formalizzata nel 2026 per 2,2 milioni senza clausole di partecipazione al futuro plusvalore. Il portiere è poi passato al Cagliari per circa 8 milioni, con valorizzazione maturata anche dopo un prestito all’Empoli e un utilizzo limitato in maglia azzurra, indicato in quattro presenze ufficiali in due stagioni. Gli inquirenti contestano che l’operazione abbia trasferito integralmente al Napoli il potenziale economico del calciatore, privando il Bari di benefici successivi e contribuendo al suo dissesto. Il fascicolo valuta altresì altre operazioni infragruppo in un quadro di scambi interni giudicati penalizzanti per la controllata pugliese.
Squilibrio patrimoniale, richiesta di liquidazione e ricapitalizzazione
La Procura ha chiesto la liquidazione giudiziale del Bari, sostenendo che la continuità aziendale sia compromessa da perdite strutturali e da un patrimonio netto negativo dal 2026. Gli accertamenti tecnici sui bilanci 2019-2026 avrebbero evidenziato un grave squilibrio economico-patrimoniale, con il mantenimento dell’equilibrio affidato a interventi straordinari del socio unico Filmauro. È stata inoltre contestata la decisione dell’organo amministrativo di rinviare la copertura di una perdita di circa 7,5 milioni sull’esercizio più recente. Per evitare la liquidazione, si valuta una ricapitalizzazione mirata nell’ordine di 7 milioni per colmare gli squilibri immediati; i magistrati hanno indicato tempistiche entro cui un apporto tempestivo potrebbe incidere sull’iter.
I precedenti dissesti e il clima in città
La crisi attuale si innesta su due precedenti fallimenti. Nel 2014 la gestione Matarrese si era chiusa con un indebitamento stimato intorno a 55 milioni e con l’avvio della procedura fallimentare. Nel 2019 la società, passata nelle fasi precedenti da Gianluca Paparesta a Cosmo Antonio Giancaspro, aveva dichiarato un secondo fallimento con un passivo vicino ai 12 milioni; il titolo sportivo era stato temporaneamente gestito dal Comune e poi rilevato dalla famiglia De Laurentiis, con ripartenza dalla Serie D. Nel frattempo, la tifoseria ha reagito con proteste sui social, chiedendo responsabilità e trasparenza, mentre la città monitora gli sviluppi con apprensione.
Indagini in corso e posizioni della proprietà
Le indagini restano in corso e puntano a definire il perimetro delle responsabilità tra proprietà e management, includendo ulteriori riscontri su scritture contabili relazioni di gestione e scambi tra club del medesimo gruppo. Le sedi del Napoli e della capogruppo Filmauro sono state coinvolte per verifiche sulle operazioni intercompany e sull’impatto nei conti del Bari. La proprietà, tramite i legali, ha manifestato dissenso rispetto alle contestazioni e ha espresso fiducia in un rapido chiarimento davanti all’autorità giudiziaria. Sullo sfondo restano processi e imputazioni avviati negli anni scorsi su dirigenti e amministratori, con alcuni esiti già definiti e altri tuttora pendenti, a comporre un quadro giudiziario stratificato.



