26 Maggio 2026 ☀ 20°

Attivisti bloccati a Sirte: due italiani tra i dispersi, tensione sulle operazioni navali

Perduti i contatti con un gruppo della <strong>Flotilla</strong> a <strong>Sirte</strong> e segnalati due italiani tra i partecipanti: le autorità italiane indagano mentre emergono versioni diverse sull'operazione navale e le reazioni in Europa si intensificano.

Attivisti bloccati a Sirte: due italiani tra i dispersi, tensione sulle operazioni navali

Un gruppo di attivisti collegati alla Flotilla è scomparso dalle comunicazioni dopo essere entrato nell’area di Sirte sotto il controllo delle forze legate a Haftar. Secondo la portavoce dell’organizzazione, il convoglio — composto da un’automobile e un’ambulanza — si era presentato per negoziare la ripartenza del Land Convoy e faceva parte di una più ampia iniziativa umanitaria. Tra i membri segnalati figurano anche due cittadini italiani, identificati come un pugliese e una piemontese, che al momento risultano potenzialmente trattenuti. Su quanto avvenuto sono in corso verifiche da parte dell’Unità di crisi della Farnesina, chiamata a ricostruire tempi e responsabilità in un contesto già complesso.

Che cosa è successo a Sirte e quali sono le implicazioni

La scomparsa dei contatti con il gruppo a Sirte apre interrogativi sulla sicurezza di operazioni civili in zone controllate da milizie o forze non statali. L’accesso di volontari in territori sensibili espone i partecipanti a rischi di detenzione o di escursioni giudiziarie non trasparenti; per questo motivo la Flotilla aveva cercato un contatto formale per negoziare la ripartenza del convoglio terrestre. Le autorità locali riferite nei resoconti sono quelle riconducibili a Haftar, la cui giurisdizione su alcuni tratti costieri è contestata: questo scenario rende più difficile ottenere conferme indipendenti. La Farnesina, contattata dagli organizzatori, ha attivato i canali consueti per l’assistenza ai connazionali, ma le informazioni disponibili restano frammentarie e in evoluzione.

Composizione del gruppo e primo intervento diplomatico

Il nucleo fermato comprendeva persone impegnate in spedizioni umanitarie, con mezzi adibiti al soccorso come l’ambulanza citata dalle fonti. La presenza di due italiani è stata confermata dagli organizzatori, che hanno segnalato la possibile detenzione come evento in corso. L’Unità di crisi della Farnesina ha avviato le procedure per raccogliere elementi utili al chiarimento, mettendo in campo strumenti di collegamento diplomatico e consolare nel tentativo di stabilire lo stato dei fermati e i motivi dell’intervento da parte delle autorità locali.

Le contestazioni sulle operazioni navali e la versione delle forze israeliane

Parallelamente alle vicende in Libia, le forze armate israeliane hanno risposto alle accuse riguardanti il trattamento degli attivisti intercettati in mare. L’unità del portavoce dell’IDF ha ribadito che le operazioni sono state condotte nel quadro di un blocco navale che, a loro dire, è stato istituito per motivi di sicurezza e trova riferimenti nel diritto internazionale e in un comitato delle Nazioni Unite dedicato. Secondo la ricostruzione ufficiale, gli abbordaggi sono intervenuti dopo ripetuti avvisi radio per cambiare rotta: i partecipanti sarebbero stati sottoposti a controlli di sicurezza, dotati di giubbotti di salvataggio e trasferiti su mezzi dell’IDF fino al porto di Ashdod, dove sono proseguite le procedure di identificazione sotto la sorveglianza del personale del Servizio Penitenziario e della polizia locale.

Procedure dichiarate e verifica di denunce

L’IDF ha affermato che le direttive interne impongono un trattamento rispettoso dei membri delle flottiglie intercettate e che esistono «procedure chiare e consolidate». Tuttavia, ha anche precisato che eventuali reclami concreti saranno esaminati a fondo. Le autorità militari hanno insistito sulla legittimità del controllo marittimo, motivato dalla prevenzione del contrabbando e di attività considerate pericolose per la sicurezza, mentre gli organizzatori della spedizione hanno denunciato casi di presunte violazioni, chiedendo chiarimenti e, per alcuni, indagini indipendenti.

Reazioni in Europa: Bilbao, indagini e proteste

In Europa la vicenda ha generato tensione e contestazioni pubbliche: il governo basco ha riconosciuto errori nella gestione dell’ordine pubblico all’aeroporto di Bilbao, dove alcuni attivisti della Global Sumud Flotilla sono rientrati dopo la detenzione in Israele. L’assessore alla Sicurezza, Bingen Zupiria, ha espresso rammarico e ha annunciato un’indagine interna sulla condotta della Ertzaintza, la polizia basca, spiegando di assumersi la responsabilità politica per quanto accaduto. Le immagini e le segnalazioni di episodi di uso eccessivo della forza hanno alimentato proteste in strada, con slogan a favore della Palestina e richieste di chiarimenti sulle cariche e sulle modalità di gestione del terminal.

Bilancio degli scontri e richieste di trasparenza

Gli scontri in aeroporto hanno provocato quattro arresti — due membri della Flotilla e due persone arrivate per accoglierli — e il soccorso a due agenti medicati per contusioni. La Global Sumud Flotilla ha denunciato una reazione «improvvisa e impattante» da parte delle forze di ordine, chiedendo l’apertura di un’inchiesta internazionale indipendente per accertare responsabilità e garantire che gesti di solidarietà umanitaria non siano trattati con eccessiva durezza. Nel frattempo, manifestazioni hanno attraversato le vie di Bilbao, richiamando l’attenzione pubblica sulle tensioni che attraversano la mobilitazione pro-Palestina e i limiti dell’intervento delle forze dell’ordine in contesti sensibili.

Il quadro complessivo rimane fluido: da un lato ci sono le verifiche diplomatiche per chiarire lo stato dei fermati a Sirte, dall’altro le contestazioni sulle operazioni marittime e le indagini interne in Europa. Organizzazioni umanitarie, autorità governative e forze dell’ordine si trovano oggi al centro di richieste di trasparenza e garanzie per la tutela dei diritti di chi partecipa a spedizioni civili in zone di conflitto o sotto blocco, con la necessità di ricostruire i fatti attraverso canali indipendenti e verificabili.

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