Negli ultimi anni il mercato degli Affitti brevi a Bari ha conosciuto una trasformazione significativa: tra il 2017 e il 2026 le unità presenti sulla piattaforma Airbnb sono triplicate, raggiungendo circa 4.500 appartamenti e 15.000 posti letto. Questi dati emergono dal progetto AirMap, coordinato dal Politecnico di Torino con la partecipazione del Politecnico di Bari e dell’Università Aldo Moro, e sono stati illustrati alla presenza del presidente della Regione Antonio Decaro e del sindaco di Bari, Vito Leccese.
Il cambiamento non si limita al numero di annunci: la tipologia dell’offerta è mutata e i flussi economici si sono ampliati. Gli interi appartamenti rappresentano il 73% delle proposte nel 2026, mentre le notti prenotate sono passate da meno di 80.000 nel 2017 a oltre 500.000 nel 2026. L’indicatore di tasso di occupazione degli alloggi è salito dal 25% al 48%, e le notti occupate per unità si sono praticamente raddoppiate, determinando ricavi molto più elevati per i proprietari.
Impatto economico e performance per unità
La dinamica delle tariffe e dei guadagni è evidente: la tariffa media giornaliera richiesta è salita da circa 60 euro a poco più di 100 euro, con un conseguente aumento dei ricavi medi per unità fino a quasi 12.000 euro, valore che supera la media nazionale. Complessivamente il giro d’affari generato dalla piattaforma in città è passato da 4,7 milioni di euro nel 2017 a 53,9 milioni di euro nel 2026. Nel contempo gli host — ossia coloro che offrono almeno un alloggio — sono cresciuti da 845 a 2.186.
Chi beneficia di più
Una parte rilevante del mercato è gestita da proprietari con più annunci: la concentrazione dei ricavi e delle offerte segnala che una quota importante del valore economico è nelle mani di multiproprietari. Questo aspetto influenza la distribuzione delle entrate e solleva interrogativi sulle conseguenze per il mercato residenziale tradizionale, sulla disponibilità di abitazioni per i residenti e sulla tenuta dei prezzi a lungo termine.
Distribuzione territoriale e pressione sui quartieri
La presenza degli annunci non è omogenea sul territorio: la grande maggioranza dell’offerta si concentra in poche aree. I quartieri storici e centrali — in particolare la Città vecchia, Murat e Madonnella, insieme a una porzione del quartiere Libertà — assorbono la quota più rilevante degli annunci. In termini di densità, il rapporto di Airbnb ogni cento abitazioni occupate da residenti raggiunge valori elevati: circa 19,4 nella Città vecchia, 8 a Murat e 6,4 a Madonnella, mettendo sotto pressione le aree più centrali.
Conseguenze urbane
Il fenomeno produce effetti tangibili sulla città: la concentrazione degli affitti brevi modifica la composizione dei nuclei abitativi, influisce sull’offerta di servizi locali e può aumentare i costi per chi vive stabilmente nei quartieri interessati. Amministratori e operatori indicano la necessità di strumenti di regolamentazione per governare il fenomeno senza impedire l’indotto turistico, bilanciando opportunità economiche e qualità della vita dei residenti.
Posizione di Bari nel contesto regionale e nazionale
Nel panorama meridionale Bari si colloca al quarto posto per dimensione del fenomeno, dietro Napoli, Palermo e Catania, ma è prima in Italia per incremento percentuale nel periodo 2017-2026. La città pesa per il 13% del totale regionale relativo agli affitti brevi su Airbnb. Questi numeri spiegano perché il tema sia al centro del dibattito pubblico locale e perché sindaci e governatori richiamino l’attenzione su regole e controlli mirati.
Lo studio AirMap fornisce una fotografia dettagliata dell’evoluzione degli affitti brevi a Bari e rappresenta uno strumento utile per pianificatori e decisori. Conoscere la quantità di annunci, le aree più colpite, le tariffe medie e la struttura degli host aiuta a definire politiche in grado di contenere gli effetti negativi senza bloccare l’indotto turistico che ormai contribuisce in modo significativo all’economia locale.