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Qualità della vita in Puglia: taranto fanalino di coda per i 15-35 anni, cosa dicono i dati

La sesta indagine del Sole 24 Ore mette in luce profonde differenze territoriali: Taranto, Bat e Foggia tra le province peggiori per i giovani, mentre Bari e Bat migliorano nella classifica degli over 65

Qualità della vita in Puglia: taranto fanalino di coda per i 15-35 anni, cosa dicono i dati

L’analisi sulla qualità della vita per tre fasce d’età, pubblicata nella sesta edizione dell’indagine del Sole 24 Ore, mette sotto la lente le realtà provinciali italiane. In Puglia emergono contrasti netti: alcune province si posizionano ai vertici per i più anziani o per i bambini, mentre altre faticano a offrire opportunità ai giovani. Questo articolo ricostruisce i risultati principali, conserva le cifre essenziali e spiega i fattori che hanno inciso sulle classifiche.

La graduatoria utilizza 20 indicatori per ciascuna fascia d’età — un totale di 60 indicatori — che misurano aspetti economici, sociali e di servizio. Tra questi figurano la disoccupazione giovanile, le percezioni di insicurezza, il livello di istruzione e la capillarità dei servizi accessibili a piedi. Di seguito, un’analisi puntuale dei dati che riguardano la Puglia e i confronti territoriali più significativi.

La fotografia dei risultati: posizioni e numeri chiave

Nella classifica dedicata ai giovani tra i 15 e i 35 anni la provincia di Taranto risulta ultima, piazzandosi al 107° posto, seguita da Bat al 105° e da Foggia al 103°. Un dato drammatico per Taranto è il tasso di disoccupazione giovanile che raggiunge il 44%, elemento determinante per il punteggio complessivo. La graduatoria prende in considerazione anche il numero di laureati e la quota di giovani inattivi o privi di autonomia economica, indicatori che spiegano in parte il posizionamento del Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord.

Indicatori e cause: perché alcuni territori restano indietro

La classifica si fonda su variabili che fotografano sia l’offerta di servizi sia le condizioni socio-economiche. In particolare, servizi di prossimità e relazioni sociali sono stati introdotti per cogliere quanto sia facile conciliare vita quotidiana e lavoro: la possibilità di raggiungere negozi, farmacie o spazi ricreativi in meno di 15 minuti a piedi è diventata una componente tangibile del benessere. Allo stesso tempo, indicatori come il livello di istruzione basso e il numero dei laureati pesano sulla capacità di attrarre investimenti e opportunità lavorative sul territorio.

Fattori economici

La Puglia meridionale soffre di una combinazione di disoccupazione elevata e di bassi livelli di istruzione in alcune aree: questi fattori si riflettono in minori possibilità di inserimento nel mercato del lavoro per i giovani. La scarsa autonomia economica, unita a costi abitativi e a un’offerta di servizi meno sviluppata rispetto al Nord, crea un circolo vizioso che spinge molte risorse a cercare altrove prospettive professionali e formative.

Fattori sociali e infrastrutturali

La misura delle relazioni sociali e della presenza di servizi di vicinato evidenzia come la qualità della vita non dipenda solo dal reddito: territori con forte coesione familiare e servizi facilmente accessibili mostrano performance migliori in alcuni indicatori, anche se permangono criticità legate alla sicurezza percepita e alla disponibilità di servizi sanitari specialistici.

Confronti per fasce d’età: bambini, giovani e anziani

Le differenze tra le tre fasce d’età sono marcate. Per i bambini 0-14 anni la provincia meglio piazzata in Puglia è Lecce, che si colloca al 26° posto in Italia grazie a indicatori come la spesa sociale per famiglie e minori, la bassa incidenza di delitti denunciati a danno di minori e il tasso di fecondità. Questa posizione relativamente buona evidenzia come alcuni territori riescano a offrire servizi e condizioni favorevoli per le famiglie nonostante le criticità generali.

Gli anziani: segnali positivi in alcune province

La graduatoria dedicata agli over 65 rivela segnali più incoraggianti per la Puglia: Bari si colloca al 14° posto e Bat al 16°, entrambe nella top 20 nazionale. Tra gli indicatori considerati per gli anziani figurano l’assistenza domiciliare, il consumo di farmaci per malattie croniche e la partecipazione civile. Province che hanno investito in servizi alla persona e reti di prossimità ottengono dunque risultati migliori, dimostrando che politiche mirate possono cambiare la qualità della vita degli over 65.

Le opportunità di intervento

Per invertire la tendenza nei territori più penalizzati è necessario intervenire su formazione, occupazione giovanile e servizi locali. Programmi che aumentino il numero di laureati, migliorino l’accessibilità dei servizi e sostengano l’imprenditoria giovanile possono ridurre il fenomeno della fuga di talenti. Allo stesso tempo, rafforzare le reti di assistenza e la prossimità dei servizi è una leva efficace per migliorare la vita delle fasce più fragili.

Conclusione

I dati della sesta edizione sono una fotografia che invita a riflettere: mentre alcune province pugliesi mostrano segnali positivi per bambini e anziani, la condizione dei giovani rimane critica in molte aree, con Taranto, Bat e Foggia tra le ultime in Italia. La lettura degli indicatori consente di individuare priorità di intervento concrete: lavoro, istruzione e servizi di prossimità restano i nodi chiave su cui misurare le politiche future.

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