Il 12 luglio 2001, Bari fu scossa da un evento che avrebbe cambiato per sempre il volto della città. Michele Fazio, un ragazzo di soli 15 anni, fu ucciso per errore da un commando mafioso che aveva come obiettivo un membro di un clan rivale. Quel tragico evento non solo spezzò la vita di un giovane innocente, ma anche risvegliò le coscienze di una comunità intera.
Oggi, a 25 anni di distanza, Bari ricorda Michele Fazio con una serie di iniziative che vogliono mantenere viva la memoria di un simbolo di legalità e giustizia. La giornata di eventi, organizzata dal Comune, si aprirà con la deposizione di una corona d’alloro in largo Amendoni, luogo dell’omicidio, per poi proseguire con un cammino di pace verso la cattedrale di San Sabino.
La storia di Michele Fazio e l’impatto sulla città
Michele Fazio era un ragazzo come tanti, cresciuto nei vicoli di Bari Vecchia, con sogni e aspirazioni lontane dalla criminalità. Quella sera del 12 luglio, mentre tornava a casa dopo una serata con gli amici, fu raggiunto da colpi di pistola sparati da un commando di due moto. I killer si resero subito conto di aver sbagliato bersaglio, gridando in dialetto: «Abbiamo ucciso il bravo ragazzo» prima di fuggire.
L’omicidio di Michele Fazio avvenne nel contesto di una faida sanguinosa tra il clan Capriati e il clan Strisciuglio, che si contendevano il controllo dello spaccio nella città vecchia. Il commando che uccise Michele aveva come obiettivo Giuseppe De Felice, detto “Pinuccio il napoletano”, ma finì per colpire un innocente che sognava di diventare carabiniere.
Le indagini e le condanne
Le indagini sull’omicidio di Michele Fazio furono inizialmente archiviate per l’impossibilità di individuare i responsabili. Tuttavia, nel 2005, nuove indagini portarono all’arresto di tre dei quattro componenti del commando: Raffaele Capriati, Francesco Annoscia e Michele Portoghese. Il quarto membro, Leonardo Ungredda, fu ucciso in un agguato nel 2003. Le condanne variarono da 7 anni e 6 mesi per Portoghese, minorenne all’epoca dei fatti, a 18 anni per Capriati.
La faida che non si è mai fermata
La faida tra i clan Capriati e Strisciuglio non si è mai realmente conclusa. Anche dopo le condanne, gli scontri tra le due fazioni hanno continuato a insanguinare le strade di Bari. Raffaele Capriati, uno dei condannati per l’omicidio di Michele Fazio, fu ucciso il 1 aprile 2026 nel quartiere Torre a Mare. Secondo la Dda di Bari, l’omicidio fu opera di Luca Marinelli, esponente del clan Strisciuglio.
Due anni dopo, il 18 aprile 2026, fu ucciso Filippo Scavo, un altro esponente del clan Strisciuglio. L’omicidio avvenne nella discoteca “Divine Club” di Bisceglie e portò all’arresto di Dylan Capriati e altri tre giovani presenti quella sera.
La memoria di Michele Fazio e il cammino verso la legalità
La morte di Michele Fazio ha lasciato un segno indelebile nella memoria di Bari. I suoi genitori, Pinuccio e Lella Fazio, hanno trasformato il dolore in una battaglia per la verità e la giustizia, diventando simboli di resistenza contro la criminalità organizzata.
Il sindaco Vito Leccese ha sottolineato come il sacrificio di Michele Fazio abbia rappresentato una “scintilla di rinascita civile e culturale” per la città. “La legalità non è un traguardo che si raggiunge una volta per tutte”, ha dichiarato Leccese, “è una responsabilità quotidiana che va rinnovata e difesa ogni giorno.”
La giornata di eventi in memoria di Michele Fazio si concluderà con la proiezione del video reportage “Buon Sangue” e lo spettacolo teatrale “Stoc Ddò – Io sto qua”, che ripercorre la tragica storia del giovane attraverso gli occhi di sua madre.



