26 Maggio 2026 ☀ 20°

Attivisti Global Sumud fermati a Sirte: Centrone e Alberizia risultano irraggiungibili

Un convoglio di aiuti diretto a Gaza è fermo in Cirenaica: due volontari italiani non rispondono ai contatti e le autorità lavorano per ricostruire la sequenza degli eventi

Attivisti Global Sumud fermati a Sirte: Centrone e Alberizia risultano irraggiungibili

Un gruppo di volontari partecipanti al global sumud Convoy, la carovana umanitaria partita con l’intento di raggiungere la Striscia di Gaza via terra, è stato fermato in territorio libico vicino a Sirte. Tra coloro di cui si sono perse le tracce figurano due cittadini italiani: Domenico Centrone, 33enne originario di Molfetta, e Dina Alberizia, piemontese. Secondo le prime comunicazioni degli stessi attivisti e delle organizzazioni che coordinano la missione, il contatto col piccolo gruppo si è interrotto mentre il convoglio cercava di negoziare il transito attraverso la cosiddetta “buffer zone” che divide la Libia occidentale da quella orientale.

La carovana terrestre del Global Sumud è composta da centinaia di persone provenienti da diversi Paesi e include personale sanitario, tecnici e mezzi attrezzati per il trasporto degli aiuti. Nei giorni precedenti, la missione via mare della stessa rete era stata contrastata, mentre in terra si sono susseguite attività di logistica e trattative locali per ottenere un passaggio sicuro. Un precedente recente vede la giornalista barese Simona Losito fermata in alto mare a bordo di una delle imbarcazioni del progetto: dopo alcuni giorni di detenzione era rientrata in Italia.

La dinamica del fermo vicino a Sirte

Secondo le ricostruzioni raccolte dagli organizzatori, intorno al momento in cui si sono interrotti i contatti un gruppo ridotto di attivisti si era avvicinato a un posto di blocco per trattare il passaggio. Il nucleo fermato era composto da due autovetture e un’ambulanza; le forze che hanno bloccato il convoglio sarebbero affiliate alla 604esima brigata, collegata al generale Khalifa Haftar. Prima della scomparsa delle comunicazioni era stata trasmessa una diretta interrotta bruscamente, e poco dopo non si hanno più notizie certe sul destino del gruppo. Gli attivisti presenti nelle vicinanze confermano che le trattative erano in corso e che le condizioni sul campo erano tese.

Le prime segnalazioni e le testimonianze

Da chi è rimasto vicino al checkpoint arrivano racconti di una situazione di stallo: alcuni partecipanti, tra cui la volontaria pugliese Sara Suriano, hanno detto di essere a pochi metri dal varco in attesa di aggiornamenti. Le voci locali parlano di un blocco ordinato e di un controllo serrato del territorio, con militari e mezzi corazzati a presidiare l’area. Gli organizzatori del convoglio sostengono di aver tentato più volte di formalizzare la consegna degli aiuti attraverso canali quali la Mezzaluna Rossa, ma di non aver ottenuto garanzie sull’uscita dal Paese o sulla destinazione finale delle forniture.

Chi componeva il gruppo fermato

La missione terrestre era articolata su più veicoli e comprendeva medici, infermieri, ingegneri, muratori e autisti volontari. Complessivamente la spedizione conta diverse centinaia di partecipanti provenienti da oltre venti nazioni, con mezzi comprendenti ambulanze e case mobili. Il gruppo ridotto che è stato bloccato contava persone di diverse nazionalità — fra cui statunitensi, spagnoli, polacchi, portoghesi e greci — e aveva con sé attrezzature destinate alla popolazione di Gaza. Tra questi figurano i due italiani di cui si sono perse le tracce: Domenico Centrone e Dina Alberizia, la cui assenza di comunicazioni ha allarmato i compagni di viaggio e le autorità diplomatiche italiane.

Implicazioni logistiche e rischi sul terreno

Il convoglio, una volta uscito dall’area occidentale della Libia, avrebbe dovuto attraversare la buffer zone fino al valico verso l’Egitto, ma rapporti e pressioni mediatiche locali hanno accelerato le partenze e complicato le trattative. Sul terreno la tensione si è manifestata anche con campagne di discredito sui media locali, secondo alcuni partecipanti, e con la presenza di cecchini e veicoli armati a presidiare i varchi. In queste condizioni l’offerta di consegnare gli aiuti a intermediari locali è stata posta come alternativa da alcuni attori, ipotesi però rifiutata dagli organizzatori che chiedono garanzie sulla reale destinazione della merce umanitaria.

Reazioni istituzionali e prossimi passi

Di fronte alla perdita di contatti con i volontari, è stata attivata l’unità di crisi della Farnesina e il team legale che assiste il convoglio si è messo subito all’opera per fornire supporto. Sono in corso contatti con il consolato e con i ministeri competenti per tentare di ricostruire la sequenza degli eventi e ottenere informazioni sulla sorte dei fermati. Gli organizzatori della missione hanno dichiarato che faranno tutto il possibile per garantire la sicurezza dei membri e la consegna degli aiuti, ribadendo che l’obiettivo primario è che le forniture raggiungano effettivamente la popolazione di Gaza e non vengano trattenute da terze parti.

Il precedente della missione in mare

In precedenza la Global Sumud Flotilla aveva subito un’interruzione in mare: una delle partecipanti, la giornalista Simona Losito, era stata fermata in acque internazionali durante una delle spedizioni navali e trattenuta per alcuni giorni prima di rientrare in Italia. Quel caso ha aumentato la preoccupazione sugli spostamenti di attivisti e sulle modalità con cui le autorità locali e internazionali gestiscono i tentativi di invio di aiuti a Gaza. Gli sviluppi delle prossime ore saranno cruciali per chiarire la sorte dei due italiani e per stabilire se la carovana terrestre potrà proseguire verso il valico con l’Egitto o dovrà ripensare la strategia di consegna.

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