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Bari celebra l’arrivo della nave Vlora: il ballerino Kledi Kadiu racconta la sua esperienza

Il ballerino Kledi Kadiu torna a Bari per ricordare lo sbarco della nave Vlora, un evento che cambiò la storia della città e della comunità albanese

Bari celebra l’arrivo della nave Vlora: il ballerino Kledi Kadiu racconta la sua esperienza

Il 7 agosto 2026, Bari si è fermata a ricordare un evento che ha segnato profondamente la sua storia e quella di migliaia di persone. Trentacinque anni fa, il 8 agosto 1991, la nave Vlora approdava nel porto pugliese con a bordo 20mila albanesi in fuga dalla dittatura. Tra loro c’era un giovane Kledi Kadiu, oggi famoso ballerino, che ha condiviso le sue emozioni durante una cerimonia al Comune di Bari.

L’arrivo della Vlora fu un momento di grande solidarietà e umanità con i cittadini baresi che accorsero in massa per offrire aiuto e sostegno ai profughi. Un gesto che il sindaco Vito Leccese ha definito “la dimostrazione del grande trasporto umano della nostra comunità”.

Un ulivo in ceramica per Kledi Kadiu

Durante la cerimonia, il sindaco Leccese ha consegnato a Kledi Kadiu un ulivo in ceramica, simbolo di pace e prosperità, realizzato dagli artigiani locali. “Sono orgoglioso di essere stato uno dei 20mila albanesi arrivati 35 anni fa a Bari”, ha dichiarato Kadiu, ricordando le difficoltà e il rimpatrio che seguirono quello sbarco epocale.

Leccese ha ricordato la partecipazione di entrambi al film documentario La nave dolce diretto da Daniele Vicari. “Quel nome è stato scelto dal regista – ha spiegato Leccese – perché la nave Vlora trasportava zucchero, ma anche perché era carica di quella dolcezza che solo l’umanità e i buoni sentimenti possono trasmettere”.

La solidarietà dei baresi

L’intera città di Bari si mobilitò per accogliere i profughi. “Guidata dallo straordinario sindaco Dalfino – ha raccontato l’attuale sindaco – chiedeva di gestire quell’operazione come un’operazione di protezione civile”, ha spiegato Leccese. “L’intera città di Bari si mobilitò attraverso le sue forze: i medici in ferie ritornarono presso gli ospedali per dare assistenza e poi tanti cittadini vennero in prossimità dello stadio della Vittoria con viveri e generi alimentari che volevano donare ai profughi che si trovavano all’interno”.

Un cambiamento nel mondo

Kledi Kadiu ha riflettuto sul cambiamento del mondo negli ultimi 35 anni. “Il mondo è cambiato, e non lo dico in maniera positiva. È cambiata l’umanità, c’è più individualismo, ognuno pensa a se stesso e c’è meno unione. Penso che la gente sia divenuta meno propensa al prossimo”, ha dichiarato.

Nonostante il rimpatrio, Kadiu non si è arreso. “Ho provato a ritornare in Italia – racconta ancora l’artista – e a inseguire il mio sogno con determinazione”.

I sogni non si spengono

Kledi Kadiu ha sottolineato come i sogni siano un elemento cruciale nella vita di ognuno. “Come tutti i ragazzi giovani, guardavamo la TV italiana di nascosto in Albania, perché eravamo ancora sotto il regime, anche se era caduto da pochi mesi. Il sogno era quello di diventare un Raffaele Paganini, una Raffaele Carrà una Heather Parisi: erano i nostri miti alimentati dalla televisione italiana”, ha ricordato.

Oggi, Kledi Kadiu continua a raccontare quella storia ad amici, parenti e a sua figlia che ha dieci anni. “Nonostante le mille difficoltà e il rimpatrio, alla fine ce l’abbiamo fatta”, ha concluso.

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