Le recenti indagini condotte dall’Inps e dalle forze dell’ordine hanno portato alla luce un fenomeno sempre più diffuso: il caporalato e lo sfruttamento lavorativo. In particolare, le regioni di Calabria e Puglia sono al centro di un’attenzione speciale, con dati allarmanti che emergono dai controlli effettuati nel corso del 2026.
L’operazione, svolta tra il 7 e il 31 luglio 2026, ha coinvolto decine di aziende agricole e non solo, mettendo in evidenza pratiche illecite che vanno dal lavoro nero a rapporti di lavoro irregolari. Ma non è solo il settore agricolo a essere colpito: il fenomeno dello sfruttamento lavorativo si estende anche a settori come l’edilizia, la logistica, il turismo e la ristorazione.
Calabria: il caso più grave di sfruttamento lavorativo
La Calabria si conferma la regione con il tasso più alto di irregolarità. Secondo i dati del 2026, il 69,5% delle aziende ispezionate ha impiegato manodopera in nero, con oltre 12.000 lavoratori irregolari. Questo fenomeno non riguarda solo i migranti, ma anche una parte significativa di lavoratori italiani che accettano condizioni di lavoro disumane per necessità economiche.
Il caporalato e lo sfruttamento lavorativo colpiscono circa 430.000 lavoratori in tutta Italia, di cui oltre 230.000 in condizioni di grave precarietà. In agricoltura, i lavoratori irregolari sono circa 200.000 con un numero significativo di donne, circa 55.000.
Puglia: il caso dei bagnini sottopagati
In Puglia, un’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza ha portato alla luce un caso di sfruttamento lavorativo particolarmente grave. Il Gruppo Ideazione responsabile della gestione del lido Aqp a San Giorgio, è stato accusato di aver pagato i bagnini con retribuzioni ben al di sotto del minimo contrattuale.
Le dichiarazioni dei lavoratori rivelano un meccanismo di retrocessione delle buste paga, con lavoratori costretti a restituire parte del loro stipendio. In alcuni casi, i lavoratori minorenni sono stati pagati solo 2 euro l’ora. Christian Calabrese, amministratore unico del Gruppo Ideazione, è stato indagato insieme ad altre tre persone per associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della manodopera.
Le dichiarazioni dei lavoratori
Le testimonianze dei lavoratori dipingono un quadro desolante. Un lavoratore ha dichiarato di aver percepito 1.035 euro nel mese di luglio 2026, ma di aver dovuto restituire 255 euro in contanti. Un altro lavoratore ha riferito di aver percepito 970 euro a giugno, restituendo 120 euro al responsabile. Questi casi non sono isolati, ma rappresentano una pratica diffusa all’interno dell’azienda.
Le indagini hanno portato al sequestro preventivo della società e all’interdizione dall’esercizio dell’attività d’impresa per 12 mesi dell’amministratore unico. Il Comune di Bari ha avviato una ricognizione di tutti i rapporti in essere con il Gruppo Ideazione, che potrebbe portare alla decadenza dei contratti.
L’economia sommersa legata alle agromafie
Il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento lavorativo genera un’economia sommersa legata alle agromafie con un fatturato stimato in circa 4,8 miliardi di euro all’anno. Questo fenomeno è particolarmente diffuso nel settore agricolo, dove il tasso di irregolarità contrattuale supera il 23%.
Durante le grandi campagne di raccolta, come quelle di pomodori, agrumi e uva, i braccianti, sia stranieri che italiani, sono costretti ad accettare paghe che scendono fino a 2-3 euro l’ora per turni di lavoro di oltre 10 ore. Questo scenario allarmante richiede un’intervento deciso per garantire condizioni di lavoro dignitose e rispettose dei diritti fondamentali.



