Il rito quotidiano del caffè al bar sta diventando sempre più costoso. Secondo un recente studio del Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.), in collaborazione con Assoutenti, il prezzo medio di un espresso è salito a 1,29 euro, con un aumento del 24,2% rispetto al 2026. Questo incremento, che rappresenta quasi un quarto in più, varia significativamente da una città all’altra.
Le ragioni di questo rialzo non sono solo legate al costo della materia prima, ma anche a fattori esterni come i costi energetici e le difficoltà logistiche. Ad esempio, il terremoto di magnitudo 7,4 che ha colpito la Colombia l’11 agosto scorso ha creato nuove incertezze sui prezzi del caffè, poiché il Paese è uno dei principali produttori mondiali di Arabica.
Le città più care e quelle più economiche
Bolzano si conferma la città più cara, con un prezzo medio di 1,51 euro a tazzina, seguita da Pescara con 1,49 euro. In totale, 11 province hanno raggiunto o superato la soglia psicologica di 1,4 euro a tazzina. Tra queste, Ferrara, Belluno, Ravenna, Trieste, Parma, Trento, Padova, Treviso e Udine.
Sul fronte opposto, Messina è la provincia più economica d’Italia, con un prezzo medio di 1,06 euro, seguita da Catanzaro con 1,08 euro. Insieme ad Aosta, Siracusa, Varese, Roma e Pistoia, queste sono le uniche province dove il caffè resta sotto la soglia di 1,20 euro.
I fattori dietro l’aumento dei prezzi
Un dato sorprendente è che i rincari al bancone non sembrano giustificati dall’andamento delle quotazioni internazionali del caffè verde. Il Robusta è passato dai circa 5.600 dollari alla tonnellata raggiunti lo scorso anno agli attuali 3.900 dollari. Per l’Arabica, invece, i prezzi sono scesi vicino ai 3,20 dollari per libbra, rispetto agli oltre 4 dollari del 2026.
Furio Truzzi, presidente del comitato scientifico del C.r.c., spiega che alla base degli aumenti registrati ai bar ci sono altri fattori, come il rialzo dei costi energetici e di gestione in capo agli esercenti, che vengono poi scaricati sui prezzi finali al consumatore.
L’impatto del terremoto in Colombia
A complicare ulteriormente il quadro è il sisma di magnitudo 7,4 che ha colpito la Colombia l’11 agosto. Il Paese è il terzo produttore mondiale di caffè e il secondo per l’Arabica di qualità. Il terremoto ha danneggiato le vie di accesso al porto di Buenaventura, da cui transita oltre il 60% dell’export nazionale.
Le abitudini dei consumatori stanno cambiando
Il rincaro della tazzina si accompagna a un cambiamento nelle abitudini degli italiani. Secondo Assoutenti, nel 2026 le vendite di caffè in chicchi sono aumentate del 33%, mentre diminuisce il ricorso a cialde e capsule. Questa tendenza va ben oltre i confini italiani, con aumenti significativi delle vendite di caffè in chicchi anche in Francia, Germania e Regno Unito.
Le persone cercano esperienze migliori, anche a casa, con una tendenza al ‘less but better’, consumare magari un po’ meno ma meglio. Questo potrebbe presto minare il primato dell’espresso al bar, oggi rito irrinunciabile per milioni di cittadini.



