La nave di ricerca e soccorso Life Support è attraccata nel porto di Bari dopo un intervento effettuato nelle acque internazionali della zona Sar libica. A bordo sono sbarcate 48 persone soccorse, insieme a sette corpi di migranti deceduti durante la traversata, conservati nelle celle frigorifere dell’imbarcazione. Le persone salvate provengono principalmente dalla Somalia e dall’Egitto e raccontano di essere partite all’alba del 16 agosto dal porto di Zuwara.
Intervento di soccorso e prime evacuazioni
L’operazione in mare aveva consentito il recupero complessivo di 50 persone; due di esse, in condizioni critiche, erano state rianimate e stabilizzate dallo staff medico a bordo della nave. Per questi due casi è stata disposta un’evacuazione medica mediante un mezzo della Guardia costiera che ha effettuato il trasbordo nella zona Sar maltese e ha trasferito i pazienti a Lampedusa. I restanti 48 naufraghi hanno proseguito fino a Bari, dove sono stati accolti dalle squadre del 118 e della Protezione civile.
Condizioni mediche e tipologia di ferite
Molti dei salvati mostrano segni di stress post traumatico e tra i casi registrati ci sono ferite da trauma e ustioni dovute all’esposizione alla miscela di carburante e acqua di mare. Le ustioni chimiche, in particolare, sono state segnalate da numerosi naufraghi come conseguenza della permanenza sul barchino. Alcune delle persone a bordo hanno inoltre dichiarato di essere parenti delle vittime decedute durante la traversata.
Composizione dei soccorsi e presenza delle istituzioni locali
All’arrivo al molo, oltre agli operatori sanitari, erano presenti rappresentanti del Comune di Bari il sindaco Vito Leccese l’assessore comunale al Welfare Michelangelo Cavone l’assessore ai Controlli e alla Legalità Nicola Grasso e la consigliera comunale Silvia Russo Frattasi. L’amministrazione ha attivato le procedure previste per l’accoglienza e il coordinamento con le autorità competenti, tra cui la Prefettura e le strutture sanitarie locali.
Accoglienza dei minori e ruolo del Comune
Tra i migranti sbarcati si contano 29 minori non accompagnati di cui la maggior parte sono maschi. Il Comune di Bari ha predisposto la presa in carico dei minorenni attraverso gli operatori del Pronto intervento sociale con l’obiettivo di accompagnarli fino all’assegnazione in comunità adeguate. L’attenzione è stata posta sulle esigenze di tutela e identificazione dei minori, considerati particolarmente vulnerabili dopo il viaggio e l’esperienza del naufragio.
Le salme a bordo e le procedure burocratiche
Le sette salme recuperate durante il soccorso sono state trasportate nella stiva e conservate nelle celle frigorifere della nave. Tra queste, risultano alcuni legami familiari con persone ancora vive a bordo. Il Comune è stato incaricato di curare gli adempimenti di competenza degli ufficiali dello stato civile e farà riferimento alle autorità consolari dei paesi di provenienza per definire le modalità di identificazione e sepoltura. Si tratta di pratiche sensibili che richiedono coordinamento tra ministeri, prefettura e istituzioni coinvolte.
Al momento dello sbarco, lo staff medico ha avviato il consueto triage sanitario per valutare priorità di cura e trasferimenti. Le procedure di prima assistenza comprendono la stabilizzazione dei pazienti con ferite gravi, la valutazione psicologica per i sintomi di trauma acuto e la gestione dei casi che necessitano di ricovero. L’intervento coordinato ha coinvolto, oltre al personale sanitario, la Capitaneria di Porto e le forze di polizia impegnate nelle fasi di identificazione e accertamento.
La vicenda evidenzia ancora una volta le criticità delle traversate nel Mediterraneo: la pericolosità dei gommoni e dei barchini, l’esposizione a sostanze nocive come i vapori di carburante, e le condizioni di estrema vulnerabilità dei migranti che affrontano rotte irregolari. L’arrivo della Life Support a Bari ha portato alla luce sia il soccorso tempestivo che la necessità di procedure coordinate per garantire assistenza sanitaria, tutela dei minori e gestione delle salme, nel rispetto della dignità delle persone coinvolte.



