Una serata di settembre apparentemente tranquilla ha preso una piega inaspettata a Barletta. Ieri sera, intorno alle 21, un pennacchio di fumo chiaramente visibile si è levato dallo stabilimento Buzzi, situato nel cuore di una città dove grandi insediamenti industriali convivono a stretto contatto con abitazioni, scuole, asili nido e attività commerciali.
Le immagini dell’evento parlano da sole: il fumo era visibile dall’esterno, ma molte domande rimangono senza risposta. Qual era l’origine del fenomeno? Quale materiale o processo lo ha determinato? Quanto è durato e, soprattutto, quale era la natura di ciò che è stato disperso nell’aria? Dalle immagini disponibili non sembrano emergere situazioni di emergenza evidente, ma questo non basta per formulare conclusioni tecniche.
La necessità di risposte chiare e tempestive
In un contesto come quello di Barletta, dove il Sindaco ha già emanato provvedimenti di sospensione relativi al camino dello stabilimento, qualsiasi episodio anomalo visibile dall’esterno richiede un livello di attenzione superiore. Non si tratta di accusare qualcuno di avere inquinato o di anticipare conclusioni che spettano agli organi tecnici, ma di pretendere ciò che è assolutamente normale: sapere cosa è accaduto, da dove proveniva quel fumo e se l’episodio ha avuto conseguenze sulle emissioni e sulla qualità dell’aria.
I cittadini hanno diritto a risposte semplici, documentate e possibilmente rapide. Non tra settimane, non dopo che la questione sarà scomparsa dai social, ma adesso. Perché stiamo parlando di un impianto industriale inserito nel tessuto urbano, e la trasparenza è fondamentale.
La questione politica: un Assessore all’Ambiente competente e libero
Barletta ha bisogno urgentemente di un Assessore all’Ambiente competente, autorevole e soprattutto libero. Libero di studiare gli atti, di pretendere dati, di interloquire con ARPAProvinciaRegione e aziende senza timori reverenziali. Libero di fare domande scomode quando sono necessarie. Perché l’ambiente non può essere una delega accessoria da sistemare nell’equilibrio di una Giunta.
In una città dove industria pesante e abitazioni convivono praticamente porta a porta, l’ambiente dovrebbe essere una delle deleghe politicamente e tecnicamente più importanti. Episodi come quello di ieri sera rendono questa scelta non più rinviabile. L’Avv. MicheleAlfredo Chiariello Vice Presidente Oap sottolinea l’importanza di avere un assessore che possa agire con autonomia e competenza per garantire la sicurezza e la salute dei cittadini.
Il modello industriale e la convivenza con la città
C’è una domanda che Barletta prima o poi dovrà affrontare senza slogan e senza ipocrisie: è ancora sostenibile la convivenza tra industrie di queste dimensioni e un tessuto urbano che negli anni è arrivato praticamente ai loro cancelli? La questione non è essere contro l’industria, ma stabilire quale modello industriale possa essere compatibile con una città densamente abitata e quali garanzie, controlli e trasformazioni siano ormai indispensabili.
Quando un grande stabilimento industriale diventa parte dello skyline quotidiano delle case, il problema non è più soltanto industriale. È urbanistico, sanitario, ambientale e politico. Non si tratta di formulare accuse, ma di porre domande alle quali qualcuno deve rispondere. Che cosa è successo nello stabilimento? Da dove proveniva quel fumo? Quanto è durato il fenomeno? Quale ne è stata la causa? Sono state provocate emissioni in atmosfera? Sono stati informati gli enti di controllo? Sono state effettuate o saranno effettuate verifiche?
Una città può anche abituarsi a vedere una fabbrica dalla finestra, ma non deve mai abituarsi a vedere del fumo e pensare che sia normale. E soprattutto non deve essere costretta a scoprirne l’origine guardando il cielo. Da parte nostra, continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, con attenzione, dedizione e presenza sul territorio.



