La sezione locale dell’ANPI di Bisceglie ha organizzato, per la prima volta, una manifestazione in occasione della giornata nazionale dedicata agli Internati militari italiani. L’evento, previsto per la domenica 20 settembre alle ore 11.00, si svolgerà nel cimitero comunale e prevede la posa di una targhetta con QR code sulla tomba di quattro cittadini della città, simbolo di una resistenza poco conosciuta ma fondamentale.
Il contesto storico che ha generato gli internati
Il 8 settembre 1943 l’Italia annunciò l’armistizio con gli Alleati, provocando l’intervento immediato delle truppe tedesche, le quali intrapresero l’operazione di disarmo delle forze italiane. Si stima che circa un milione di militari siano stati catturati o privati delle armi. Una minoranza inferiore al 10 % accettò di continuare a combattere al fianco dei tedeschi; la stragrande maggioranza, compresa tra 600.000 e 700.000 uomini fu deportata nei territori del Reich.
Perché il 20 settembre Hitler li riclassificò a “Internati”
Il 20 settembre 1943 la Germania cambiò lo status di questi prigionieri, passando dalla definizione di prigionieri di guerra a quella di Internati Militari Italiani (IMI). La decisione rispondeva a tre esigenze principali:
Punire il presunto tradimento
Per Hitler l’armistizio rappresentava un tradimento dell’alleanza italo-tedesca; classificare gli italiani come “traditori” consentiva di privarli delle tutele previste dalla Convenzione di Ginevra del 1929.
Evitare la protezione internazionale
Il nuovo appellativo impediì l’intervento della Croce Rossa Internazionale che avrebbe dovuto vigilare sulla condizione dei prigionieri. La Germania poté così negare assistenza e controlli esterni.
Sfruttare una manodopera massiccia
Il Reich, in piena fase di guerra economica, necessitava di forze lavoro per fabbriche, miniere, ferrovie, agricoltura e cantieri. Gli IMI vennero impiegati in tutti questi settori, diventando una componente chiave della produzione bellica tedesca.
Il ruolo della Repubblica Sociale Italiana e il “NO” degli internati
Dopo la liberazione di Mussolini il 12 settembre 1943, il regime fascista di Salò fu proclamato il 18 settembre. I tedeschi sperarono di usare gli internati per ricostituire forze armate fedeli alla Repubblica Sociale Italiana. A ciascun militare fu offerta la scelta: aderire al nuovo esercito o subire la deportazione. Solo una piccola percentuale accettò; la maggioranza preferì la prigionia, pronunciando il proprio “NO” contro la collaborazione con la Germania e la RSI.
I quattro biscegliesi fra i 373 internati locali
Nel territorio di Bisceglie sono stati identificati 373 Internati Militari Italiani di cui 41 morirono nei lager e 9 risultano dispersi. Tra i nomi più rappresentativi vi sono:
- Leonardo Amoruso (classe 1914), catturato nell’ottobre 1943 e deportato nello Stalag VIII in Polonia;
- Giovanni Angelico (classe 1922), imbrigliato a settembre 1943 e mandato in un lager dell’ex-Jugoslavia;
- Francesco Baldini (classe 1916), inviato a Eraklion, Grecia, nello stesso mese;
- Antonio Pedone (classe 1923), destinato al lager di Hinzert-Polert, Germania.
Queste quattro lapidi saranno oggetto della commemorazione: su ciascuna verrà apposta una targhetta con QR code che rimanderà al sito /imi-gli-internati-militari-biscegliesi dove è possibile approfondire la loro storia personale.
Dettagli della cerimonia e personalità presenti
Il rito avrà inizio alle ore 11.00 nella zona centrale del cimitero comunale. Interverranno il sindaco Angelantonio Angarano il vescovo Monaco Franco Lorusso per la benedizione, la presidente dell’ANPI Bisceglie Rosalba D’Addato e il vice-presidente ing. Pietro Preziosa figlio di uno degli internati e coordinatore locale per il riconoscimento della medaglia d’onore. Le medaglie saranno consegnate dalla Prefettura di Barletta il 22 settembre.
Un omaggio musicale chiuderà la cerimonia: il noto cantautore Vasco Rossi la cui famiglia è legata all’internato, ha dedicato al gesto la canzone “C’è chi dice No”. Il brano, già emblematico per la sua lirica di resistenza, sarà eseguito in ricordo dei soldati che scelsero la dignità rispetto alla collaborazione.



