13 Giugno 2026 ☀ 21°

Tumulazione a Bari dei resti di 27 militari italiani dispersi in Albania

Ventisette soldati italiani, dispersi in Albania durante la Seconda guerra mondiale, sono finalmente tornati a casa. I loro resti sono stati tumulati nel Sacrario dei Caduti d'Oltremare di Bari.

Tumulazione a Bari dei resti di 27 militari italiani dispersi in Albania

Un viaggio lungo ottant’anni si è concluso oggi con la tumulazione dei resti di ventisette soldati italiani caduti in Albania durante la Seconda guerra mondiale. Le loro spoglie, ritrovate nelle località di Dragot, Permet e Radat, sono state accolte nel Sacrario Militare dei Caduti d’Oltremare di Bari, un luogo simbolo di memoria e riconoscenza.

La cerimonia, presieduta dal generale di Corpo d’Armata Andrea Rispoli, capo dell’Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della Difesa (Utcmd), ha rappresentato un momento di profonda riflessione sul valore della memoria storica e del sacrificio dei militari italiani.

Un ritorno a casa dopo decenni di attesa

Le operazioni di recupero e identificazione dei resti sono state possibili grazie alla collaborazione internazionale con le autorità albanesi e greche. Questi soldati, appartenenti a diverse divisioni del Regio Esercito, tra cui le Divisioni di fanteria Venezia, Perugia, Pinerolo, Bari e le Divisioni alpine Julia, Cuneense e Tridentina, hanno combattuto in territori aspri e ostili.

“Non conosciamo i loro nomi o i loro volti, ma sappiamo che erano giovani chiamati a servire il Paese nel momento più drammatico della nostra storia”, ha dichiarato il generale Rispoli. “Oggi, finalmente, ricevono una degna sepoltura accanto ai loro commilitoni.”

La memoria come terreno di dialogo

Il generale Rispoli ha sottolineato come questo rimpatrio rappresenti un atto concreto di fedeltà verso la nostra storia. “Ogni recupero rappresenta un atto concreto di fedeltà verso la nostra storia”, ha aggiunto, rivolgendo un pensiero deferente alle famiglie che per decenni hanno vissuto nell’incertezza del destino dei propri cari.

La tumulazione dei resti nel Sacrario di Bari non è solo un atto di riconoscenza verso i caduti, ma anche un simbolo di dialogo e reciproco rispetto tra i popoli. Le ricerche condotte hanno permesso di accertare che questi militari non erano stati individuati durante le precedenti operazioni degli anni Cinquanta e Sessanta a causa delle difficoltà operative del tempo.

Un debito di gratitudine verso chi ha pagato il prezzo più alto

L’Albania, con le sue montagne aspre che furono teatro di drammatiche battaglie, ha custodito questi corpi per decenni. Riportarli a casa oggi significa anche strapparli a un esilio eterno, restituendo loro la dignità di una memoria condivisa. È lo Stato che, chinando il capo davanti a quelle urne avvolte nel tricolore, riconosce il debito di gratitudine verso chi ha pagato il prezzo più alto.

Questo evento ci costringe a guardare in faccia il costo reale di ogni guerra. Quelle ventisette urne avvolte nel tricolore ci dicono che il tempo non cancella il valore di una vita umana e che la pace è un bene fragile, da custodire sempre e comunque.

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