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Storia di Sammichele, zampina IGP e vittoria fotografica a 2026

Storia affascinante, gusto riconosciuto e talento che brilla: Sammichele di Bari tra passato medievale, zampina IGP e fotografia premiata.

Storia di Sammichele, zampina IGP e vittoria fotografica a 2026

Nel cuore della Murgia barese, Sammichele di Bari custodisce un mosaico di racconti che intrecciano potere feudale, tradizioni gastronomiche e creatività contemporanea. Dal XVI secolo, quando un mercante portoghese iniziò a plasmare il territorio, fino alla recente celebrazione della sagra della zampina e al riconoscimento di un giovane fotografo locale, il paese si presenta come un piccolo crocevia di eventi di grande rilievo.

Il feudo di Michele Vaaz: dalle radici portoghesi alla fondazione di Casale San Michele

Il personaggio chiave di questa epoca è Michele Vaaz ebreo fuggito dall’Inquisizione a Oporto e rifugiatosi a Napoli nel Cinquecento. Grazie a una flotta di navi dedicate al trasporto di grano, Vaaz accumulò una ricchezza tale da permettersi l’acquisto dei villaggi di Mola di Bari e Casamassima. Nel 1615, con l’aiuto della corona spagnola – desiderosa di monetizzare terre poco produttive – egli comprò un appezzamento intorno a un’antica torre dei Centurione e vi piantò una nuova colonia di serbi rifugiati dalle guerre ottomane.

Acquisti territoriali e colonizzazione serba

Il progetto prese forma rapidamente: 87 case in pietra sorsero intorno alla torre, dando vita al borgo che fu intitolato a San Michele Arcangelo patrono del fondatore. Il nuovo insediamento conobbe subito tensioni con la vicina Casamassima, ma attirò famiglie di spicco come i Lagravinese, i Boscia e i D’Addabbo. Vaaz, grazie al commercio di grano, lino di Aleppo, oggetti esotici e vini pregiati, divenne un uomo di grande influenza, tanto da concedere prestiti al re di Spagna Filippo III durante la carestia del 1607 e ricevere il titolo di conte nel 1613.

L’ascesa di Vaaz non fu priva di opposizione: le tassazioni elevate e la violenza dei suoi rappresentanti provocarono l’ira dei molesi, che vedevano il loro porto commerciale usurpare le tradizionali rotte di Barletta e Trani. Dopo un periodo di accuse e un ordine di arresto da parte del viceré Pedro Téllez-Giron (1617), Vaaz si rifugiò nel convento dei Celestini a Napoli, lasciando la gestione dei feudi al nipote Simone. La sua eredità continuò fino al 1623, anno della sua morte, e poi si estinse intorno alla metà del Settecento, quando i terreni furono venduti a Annibale Sisto y Britto e, più tardi, confiscati da Giuseppe Bonaparte nel 1806.

Zampina di Sammichele: dall’aneddoto al riconoscimento IGP

Nel panorama gastronomico locale, la zampina di Sammichele è divenuta l’emblema più simbolico. Si tratta di una salsiccia arrotolata composta da carni bovine, ovine e suine, cotta alla brace. La sua denominazione è al centro di due leggende: la prima, raccontata dal poeta locale Stefano Mallardi, narra di un fraintendimento fra Vaaz e il suo servo, che confonde il “zampino” (l’arnese di ferro per lo spiedo) con la salsiccia appena preparata. La seconda, più pragmatica, spiega il nome per le dimensioni ridotte rispetto allo zampone tradizionale.

La sagra della zampina affonda le sue radici il 31 ottobre 1967, quando fu lanciata come “Sagra della Zampina e del Bocconcino”. In quella prima edizione, i macellai del paese produssero così tante salsicce da esaurirle in poche ore, accompagnate dalle note del gruppo locale “I Semplici”. L’obiettivo era duplice: dare visibilità al prodotto e rilanciare l’economia del territorio attraverso la valorizzazione di una ricetta tramandata di generazione in generazione.

Il percorso di tutela: PAT e indicazione geografica protetta

Grazie alla continuità organica della manifestazione, la zampina ottenne nel 2001 l’inclusione nell’elenco nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT). Nel 2014 l’elenco fu aggiornato con la dicitura “Zampina di Sammichele di Bari”, consolidando il legame con il luogo di origine. La svolta più significativa avvenne nel 2026: con il Regolamento UE 2026/1248, pubblicato l’11 giugno, la denominazione fu inserita nel registro delle Indicazioni Geografiche Protette (IGP). Questo riconoscimento europeo garantisce che solo i produttori che rispettano il disciplinare approvato possano utilizzare il nome, proteggendo così sia i consumatori sia i produttori da imitazioni.

Il marchio IGP è più di un semplice sigillo; esso conferma che la qualità della zampina è strettamente legata al territorio, al clima della Murgia e alle tecniche artigianali locali, rendendola un vero patrimonio gastronomico riconosciuto a livello internazionale.

Factory Film Festival 2026: la vittoria di Michele Mancano

Nel settembre 2026, il Factory Film Festival ospitato al Castello Caracciolo di Sammichele, ha offerto una vetrina alle arti visive, alla musica e al cinema. Tra i numerosi concorsi, spicca “Cinema, volti e luce”, vinto dal coratino Michele Mancano. Il suo progetto fotografico “Libera” è stato elogiato per la capacità di fondere rigore visivo e profondità concettuale, con un uso magistrale del bianco-nero che richiama l’estetica pasoliniana e un’impronta antropologica che trasforma le immagini in veri e propri racconti.

Durante la premiazione, Mancano ha dichiarato che il riconoscimento rappresenta “un primo premio che considero uno stimolo a non fermarmi”. La mostra, aperta al pubblico fino al 19 settembre, ha attirato visitatori da tutta la Puglia, contribuendo a dare ulteriore lustro al calendario culturale di Sammichele.

Dalla figura enigmatica di Michele Vaaz alla zampina protetta dall’UE, fino alla fotografia premiata di Mancano, il paese continua a scrivere pagine di rilievo, dimostrando che anche i centri più piccoli possono influenzare la cultura nazionale e internazionale.

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