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Bari lancia la candidatura per la Capitale del Volontariato 2028

Bari vuole essere la capitale del volontariato nel 2028 e presenta un piano basato su alleanza tra istituzioni, università e terzo settore per valorizzare il capitale umano della città.

Bari lancia la candidatura per la Capitale del Volontariato 2028

Il Comune di Bari ha presentato la propria candidatura a Capitale italiana del volontariato 2028 durante una conferenza pubblica tenutasi nella zona Fiera del Levante. L’iniziativa, annunciata nella mattinata di un lunedì, ha l’obiettivo di impostare un percorso partecipativo che duri fino al 2028, facendo leva su una rete già consolidata di volontariato e su un patrimonio umano considerato tra i più importanti del Mezzogiorno.

Le autorità hanno sottolineato che la candidatura non si limita a un riconoscimento simbolico, ma mira a trasformare la pratica del volontariato in un motore di coesione sociale capace di sostenere lo sviluppo della città. Il progetto invita tutti gli attori del territorio – dalle scuole alle associazioni, dalle istituzioni regionali alle realtà religiose – a collaborare nella costruzione di un modello replicabile a livello nazionale.

Presentazione della candidatura e i protagonisti

Alla cerimonia hanno partecipato numerosi rappresentanti istituzionali e del terzo settore: l’assessore comunale Michelangelo Cavone il rettore dell’Università di Bari Roberto Bellotti la vicepresidente regionale Elisabetta Vaccarella Rosa Franco, presidente del Centro di Servizio al Volontariato San Nicola don Lino Modesto, direttore della Caritas diocesana Bari-Bitonto, Annamaria Ferretti del Municipio I, Pasquale Chieco in qualità di portavoce di Anci Puglia e Davide Giove del Forum del Terzo Settore Puglia. A completare la tavola rotonda c’è il sindaco Vito Leccese e la presidente di Anci Puglia, Fiorenza Pascazio.

Il Centro di Servizio al Volontariato San Nicola è stato indicato come fulcro operativo della candidatura, grazie al suo legame capillare con migliaia di associazioni e volontari. Il Forum del Terzo Settore, la Caritas e le istituzioni universitarie hanno garantito il supporto tecnico-scientifico necessario per la realizzazione di progetti concreti, soprattutto nelle aree periferiche della città.

Obiettivi e metodo di azione

Tra le linee guida principali spicca la co-progettazione delle politiche sociali: l’assessorato al Welfare, guidato da Cavone, intende condividere risorse e competenze con i cittadini, rendendo la corresponsabilità il principio guida. Si prevede la realizzazione di tavoli tematici permanenti, in cui le associazioni possano proporre interventi diretti su bisogni concretamente individuati nei quartieri.

Il secondo pilastro riguarda la valorizzazione del capitale umano. Come ha dichiarato Cavone, il patrimonio di migliaia di volontari che dedicano tempo e competenze è un “valore inestimabile” capace di contrastare l’individualismo e la violenza sociale. Il progetto prevede percorsi formativi per giovani, attività di mentoring per gli anziani e programmi di scambio tra università e ONG, con l’obiettivo di trasformare l’esperienza di volontariato in una vera e propria scuola di cittadinanza.

Prospettive future e impatto sul territorio

Se la candidatura dovesse essere accettata, Bari si attrerrebbe l’attenzione nazionale su un modello di comunità solidale basato su reti, buone pratiche e partecipazione capillare. La speranza è che l’esperienza barese possa essere studiata e replicata da altre realtà italiane, contribuendo a tracciare una strada per il volontariato del futuro. Inoltre, l’iniziativa è vista come un’occasione per consolidare legami tra le istituzioni pubbliche, il mondo accademico e le numerose realtà del terzo settore, creando un ecosistema in grado di rispondere in modo rapido ed efficace alle emergenze sociali.

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