La città di Bari è profondamente addolorata: in due settimane si sono spenta le luci di Vittorio Arcieri e Luca Turi due dei più importanti fotoreporter della regione. Entrambi hanno trasformato il modo di raccontare la vita quotidiana, la cultura e le tragedie della Puglia, lasciando un patrimonio visuale che resterà impresso nella memoria collettiva.
Vittorio Arcieri: un percorso tra studio, agenzia e innovazione
Arcieri iniziò la sua avventura fotografica nell’antico laboratorio Ramosini, dove apprese le basi del mestiere con pazienza e dedizione. Successivamente, entrò a far parte dell’agenzia di Luca Turi un’esperienza che consolidò il suo stile di reportage diretto e sensibile. Dopo aver maturato la fiducia necessaria, fondò una propria agenzia, punto di riferimento per giovani fotografi che desideravano fare i primi passi sotto la sua attenta guida. Il suo occhio attento agli angoli più nascosti della città gli permise di anticipare le trasformazioni urbanistiche e culturali, sperimentando anche tecniche alternative come la fotografia stenopeica, per la quale realizzò personalmente una piccola camera.
Le immagini della Vlora e l’esperimento stenopeico
Uno dei momenti più emblematici della sua carriera fu la copertura dello sbarco della nave Vlora nel 1991, un evento che segnò una svolta nella storia migratoria della zona. Le foto di Arcieri divennero simbolo di un’abbandonata umanità e rimasero per anni una testimonianza visiva di quel dramma. Parallelamente, la sua passione per le tecniche analogiche lo spinse a costruire una camera stenopeica, sperimentando effetti di luce e ombra che arricchirono ulteriormente il suo linguaggio artistico.
Luca Turi: la cronaca attraverso l’obiettivo per più di mezzo secolo
Nasce nel 1944 e, fin da giovane, si avvicina alla fotografia documentaria, diventando presto una figura centrale della stampa locale. La sua carriera si intreccia con momenti storici cruciali: dalle proteste studentesche degli anni ’70 alle emergenze sanitarie, fino alla copertura dell’arrivo della Vlora nel porto di Bari, dove le sue immagini ricordano la città come porta di accoglienza sul Mediterraneo. Turi ha formato diverse generazioni di fotografi, trasmettendo non solo competenze tecniche ma anche un profondo rispetto per la verità e la dignità umana.
Il ricordo della città e le testimonianze istituzionali
Il sindaco Vito Le Cecce ha definito Turi “l’identità visiva di Bari”, sottolineando come le sue foto rimangano scolpite nella coscienza dei cittadini. Il governatore Antonio Decaro ha aggiunto che il suo lavoro ha fornito una nuova prospettiva di sviluppo per il Sud, documentando il fenomeno migratorio e le dinamiche sociali con grande umanità. L’intera comunità giornalistica ha partecipato al suo funerale nella chiesa di San Rocco, testimoniando il forte legame emotivo e professionale che lo univa a colleghi di cinque generazioni.
L’eredità condivisa: insegnamento e valore per le nuove generazioni
Entrambi i maestri hanno lasciato un’impronta indelebile sul fotogiornalismo barese. Arcieri, con la sua agenzia, ha offerto uno spazio di crescita per giovani talenti, mentre Turi ha creato un archivio visivo che continua a servire come fonte di studio per studenti e ricercatori. Le loro parole e le loro immagini rimangono un invito a guardare la realtà con occhio critico e compassionevole, spingendo le nuove leve a perseguire l’eccellenza nella narrazione visiva della nostra società.



