Il fotoreporter Vittorio Arcieri è venuto a mancare a Bari all’età di 67 anni. La notizia ha colto di sorpresa l’intero panorama della stampa pugliese, dove il suo nome era sinonimo di professionalità e passione per l’immagine. La sua scomparsa si verifica pochi giorni dopo quella di Luca Turi, altro pilastro della storia fotografica della città, lasciando un vuoto difficile da colmare.
Le radici della sua carriera affondano nello storico studio Ramosini dove ha iniziato la sua lunga gavetta. Successivamente, per diciotto anni, ha collaborato fianco a fianco con il celebre fotoreporter Luca Turi, imparando l’arte del reportage sul campo e affinando un occhio che sarebbe poi divenuto il suo marchio di fabbrica.
Da apprendista a fondatore dell'agenzia Arcieri
Dopo aver maturato un’esperienza solida, Arcieri ha deciso di intraprendere la strada dell'autonomia, creando l’agenzia Arcieri. L'impresa si è presto profilata non solo come un’attività commerciale, ma come una vera e propria scuola di fotogiornalismo. Molti giovani professionisti hanno avuto l'opportunità di apprendere le tecniche di ripresa, l'importanza della conoscenza del territorio e il valore della narrazione visiva grazie al suo insegnamento pratico.
L'agenzia ha collaborato regolarmente con testate quali la Gazzetta del Mezzogiorno il Corriere del Mezzogiorno e il Corriere della Sera. Tra le immagini più emblematiche della sua carriera spicca la copertura dell'arrivo della nave Vlora nel porto di Bari, nell'agosto 1991, quando circa 20.000 rifugiati albanesi sbarcarono sulla costa pugliese. Arcieri riuscì a offrire una prospettiva differente rispetto a quella più nota, imprimendo alla cronaca un punto di vista unico.
Rinascita nella fotografia stenopeica e progetto culturale
Negli ultimi dieci anni, il maestro ha voluto allontanarsi temporaneamente dal ritmo frenetico della cronaca per riscoprire la fotografia stenopeica. Questa tecnica prevede la cattura dell'immagine attraverso una scatola chiusa dotata di un minuscolo foro, senza l'uso di lenti tradizionali. Arcieri ha costruito personalmente una macchina sperimentale, trasformando la ricerca in una nuova forma di espressione artistica che privilegia la luce e la semplicità.
Parallelamente, ha avviato, insieme a colleghi, la costituzione di un'associazione culturale dedicata alla promozione e alla divulgazione dell'arte fotografica. L'obiettivo è creare momenti di confronto, workshop e mostre che mettano in luce sia le tecniche tradizionali sia le sperimentazioni contemporanee, garantendo così la continuità di un patrimonio culturale che Arcieri ha sempre difeso con passione.
La scomparsa di Vittorio Arcieri segna la fine di un'era per il fotogiornalismo barese, ma il suo lascito rimane vivo: generazioni di reporter, i suoi scatti storici e la nuova generazione di fotografi attratti dalla stenopea. Il ricordo del suo impegno continua a ispirare chi, dietro l'obiettivo, desidera raccontare la realtà con autenticità e creatività.



