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Agricoltori calabri protestano contro il prezzo del gasolio

Lamento per il caro carburante spinge gli agricoltori calabri a bloccare l'A2: video, blocchi stradali e richieste di intervento nazionale.

Agricoltori calabri protestano contro il prezzo del gasolio

Un breve filmato ripreso nelle strade di Pizzo (VV) è diventato virale sui social: un agricoltore seduto a terra, le mani sul volto, piange mentre implora ai Carabinieri un aiuto che sembra non arrivare. Le parole «Aiutateci! Non ce la facciamo più!» si sono diffuse in pochi minuti, diventando il simbolo di una protesta che dal 28 settembre ha assunto le forme di blocchi autostradali, manifestazioni in piazza e occupazioni di depositi di carburante.

Dietro il gesto disperato si nasconde una crisi strutturale del settore agroalimentare. Il prezzo del gasolio ha raggiunto livelli che le piccole aziende non riescono più a sostenere, mentre i costi di concimi, sementi e mangimi sono triplicati per l’impennata dei mercati internazionali. A peggiorare la situazione, la concorrenza di prodotti importati a prezzi molto più bassi priva gli agricoltori italiani di margini di guadagno, creando un divario sempre più ampio tra il valore di vendita al consumatore e la remunerazione effettiva del produttore.

Blocco dell’autostrada A2 a Pizzo e l’espansione della manifestazione

Il primo giorno di protesta ha visto i contadini calabri sdraiarsi sull’asfalto dell’uscita dell’autostrada A2 a Pizzo, tentando di impedirne il passaggio. Le forze dell’ordine hanno cercato di contenere la folla e di impedire l’occupazione dell’intersezione, ma la scena è rimasta impressa: agricoltori, trattori e una folla di sostenitori hanno chiesto di poter continuare a lavorare onestamente e di portare il pane a casa.

Le richieste avanzate alle istituzioni

Durante il presidio, i manifestanti hanno elencato una serie di domande concrete: prezzi equi per carburante e concimi maggiore tracciabilità dei prodotti per contrastare le importazioni da paesi con standard più lassi, e interventi strutturali per salvare la filiera agroalimentare. L’assessore regionale all’agricoltura, Gianluca Gallo, ha promesso un confronto diretto con il Ministero dell’Agricoltura, ma i contadini hanno sottolineato che parole e promesse non bastano davanti a costi che continuano a crescere.

Estensione della mobilitazione: Sicilia, Puglia e oltre

Dal 30 settembre, la protesta si è spostata verso la costa ionica: a Davoli (Catanzaro) è stato eretto un presidio permanente sulla SS 106, dove cittadini, studenti e insegnanti hanno bruciato le tessere elettorali come segno di dissenso. Il 5 ottobre, gli agricoltori e i trasportatori hanno occupato i depositi di carburante ENI e Meridionale Petrolio a Vibo Marina, passando la notte in sacchi a pelo o nei loro veicoli.

Il 9 ottobre, nella provincia di Palermo, Agrisat e Feder Ag hanno organizzato un nuovo presidio al bivio Bolognetta, lungo le statali 121 e 189. Franco Calderone, presidente di Agrisat, ha ricordato che il costo del gasolio è salito a livelli insostenibili, aggravato dal crollo dei prezzi del grano e dal “carrrello della spesa” che grava sui consumatori. Dal 16 al 20 ottobre, in Sicilia, gli autotrasportatori e i pescatori hanno pianificato blocchi analoghi, mentre anche gli agricoltori di Agrisat hanno annunciato azioni di protesta nei pressi dei piazzali aziendali.

Contesto economico e reazioni delle imprese energetiche

Nel frattempo, l’ENI ha lanciato uno sconto del 20 % riservato a agricoltori e pescatori, ma i manifestanti lo hanno definito una “beffa”, sostenendo che la misura è troppo timida rispetto al crescente divario tra costi di produzione e prezzi di vendita. Le stazioni di servizio calabresi hanno segnalato scorte di gasolio quasi esaurite a causa dei blocchi sugli snodi autostradali, creando ulteriori difficoltà per le aziende agricole che dipendono dal carburante per i trattori.

Le proteste, alimentate da una rete di gruppi su piattaforme social, hanno raggiunto anche le regioni limitrofe—Puglia, Basilicata, Campania, Toscana e Lazio—dove gli agricoltori stanno organizzando comparsi analoghi. Il conflitto si sta trasformando in una vera e propria rivolta nazionale contro il caro carburante con la speranza di spingere il governo a rivedere la politica dei prezzi e a introdurre meccanismi di sostegno più incisivi per la filiera.

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