Il 7 ottobre 2026 il Palaflorio di Japigia, Bari, ha ospitato l’ultimo appuntamento della Sacro Tour una traversata di quarantadue tappe che aveva attraversato Madrid, Barcellona, Roma, Palermo e Napoli. Nonostante le previsioni di un pieno totale il luogo ha accolto non più di tremila spettatori, ma l’entusiasmo è stato comunque alle stelle.
Serena Brancale, protagonista di una carriera in grande spolvero, ha regalato al pubblico una serata frizzante, affiancata da otto musicisti, altrettanti giovani danzatori e tre ospiti di spicco: il leggendario Tullio De Piscopo la cantante Delia e la popstar Alessandra Amoroso. La scenografia, luci e proiezioni, ha creato un’atmosfera degna del «ritorno a casa» della giovane artista.
Un concerto ricco di ospiti e ritornelli pugliesi
Il filo conduttore dello spettacolo è stato l’omaggio a Bari espresso attraverso brani come “Bariamore”“Anema e core”“La Zia” e “Baccalà”. La scelta di inserire questi pezzi ha conferito al concerto una carica emotiva forte, enfatizzando le radici pugliesi di Brancale, che non ha mai esitato a esibirsi con orgoglio sottolineando la propria identità.
Le radici pugliesi di Serena Brancale
Come già capitato a icone del panorama nazionale – Emma Marrone, Caparezza, Anna Oxa – Brancale mostra al pubblico che il proprio bagaglio culturale è una risorsa da esibire. In passato, anche Domenico Modugno nato a Polignano a Mare, aveva negato le proprie origini pugliesi per motivi di mercato, ma nel 1993, poco prima di chiudere la carriera, si era riconciliato con la sua terra, dichiarando: “Chiedo scusa, ma per la fame avrei anche detto di essere giapponese!”. Il gesto di Brancale ricalca quel desiderio di riconciliazione con le proprie radici.
Problematiche acustiche del Palaflorio: cause architettoniche
Se la serata è stata un successo artistico l’aspetto tecnico ha generato qualche discussione. Il Palaflorio progettato come palazzetto sportivo, non è ottimizzato per la musica dal vivo: la sua volta curva è rivolta verso il basso, creando riverberi metallici che distorcono le frequenze acute e appiattiscono quelle basse. Inoltre, l’ampia struttura in cemento armato richiede un’intensa amplificazione, aggravando la resa sonora.
Confronto con il Padiglione 18 della Fiera del Levante
Il Padiglione 18 della Fiera del Levante, situato sempre a Bari, presenta una volta a cupola rivolta verso l’alto, garantendo una risposta acustica più uniforme. In quell’ambiente le frequenze si propagano con minore perdita, permettendo una resa più pulita sia per gli strumenti a fiato sia per le voci dei cantanti. La differenza è evidente se si confrontano i due spazi: il primo privilegia la potenza visuale, il secondo l’equilibrio sonoro.
Questa disparità fa emergere una riflessione più ampia sulla scelta dei luoghi per i concerti live. Gli ambienti all’aperto o i teatri tradizionali in legno, grazie alla loro capacità di assorbire e riflettere i suoni in modo naturale, offrono un’esperienza più soddisfacente rispetto a palazzetti sportivi. Per chi preferisce la precisione, l’ascolto su disco, soprattutto con cuffie di buona qualità, rimane l’alternativa più consigliata.



