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Usura a Bari: quattro condannati per interessi illegali fino al 313%

Cinque giudizi a Bari e un'operazione in Lombardia mostrano come l'autorità stia duramente colpendo chi fa pagare interessi usurari alle piccole imprese.

Usura a Bari: quattro condannati per interessi illegali fino al 313%

Negli ultimi anni la lotta contro l’usura ha preso una piega più incisiva in Italia. Due inchieste separate hanno portato alla luce meccanismi di prestito predatorio che hanno trafugato centinaia di migliaia di euro a imprenditori in difficoltà, imponendo tassi d’interesse ben al di sopra del limite legale.

Condanne a Bari per usura con tassi tra il 144% e il 313%

Il Tribunale di Bari ha pronunciato cinque decisioni nella fattispecie che vedeva coinvolti cinque imputati. Quattro di loro sono stati condannati per aver concesso finanziamenti a costi usurari, mentre un quinto è stato assolto dall’accusa di tentata estorsione e rapina. I fatti riguardano un imprenditore barese al quale venivano richiesti interessi estremi in cambio di un prestito di denaro, in un periodo che va dal 2007 al 2011.

Saverio Columella: 6 anni e 6 mesi per un tasso del 313%

Il giudice ha inflitto a Saverio Columella una pena di sei anni e sei mesi di reclusione. Il provvedimento si basa su un finanziamento di 285.000 euro concesso tra maggio 2007 e aprile 2009, sul quale sono stati esigiti 296.600 euro di interessi, corrispondenti a un tasso annuo del 313%. La differenza tra capitale e interessi dimostra chiaramente la natura usuraria dell’operazione.

Fratelli Castoro: 6 anni per interessi al 144%

Francesco, Raffaele e Salvatore Castoro sono stati condannati ciascuno a sei anni di carcere. Tra marzo 2008 e aprile 2011 avevano erogato un prestito complessivo di 210.000 euro all’imprenditore, imponendo interessi per 282.000 euro corrispondenti a un tasso non superiore al 144%. Anche in questo caso la disparità tra capitale erogato e oneri richiesti evidenzia il carattere predatorio del credito.

Il quarto imputato, Michele Castoro figlio di Salvatore, è stato assolto dall’accusa di tentata estorsione e rapina. Parallelamente, altri partecipanti al giro di usura hanno optato per la patteggiatura, accettando pene ridotte per reati di usura ed estorsione.

Operazione della Guardia di Finanza sul Pavese: tassi del 240% e reati di riciclaggio

In un caso distinto, ma collegato per la tipologia di reato, la Guardia di Finanza ha posto fine alle attività di un usurario di 74 anni residente nel Pavese. L’uomo aveva concesso finanziamenti a tassi annui del 240% imponendo il pagamento mensile del 20% del capitale come sola quota di interessi. Il mancato rispetto del piano di rimborso provocava la capitalizzazione degli interessi, aumentando ulteriormente il debito.

Meccanismo di capitalizzazione degli interessi

Il meccanismo prevedeva che, in caso di inadempienza, la quota di interessi non pagata venisse capitalizzata cioè aggiunta al capitale residuo, generando nuovi interessi sempre al 20% mensile. Quattro imprenditori in difficoltà sono finiti nella rete di questo usurario, che possedeva numerosi immobili e otto auto nonostante la quasi totale assenza di redditi leciti.

Elemento di estorsione e armi sequestrate

L’indagine ha rilevato minacce fisiche rivolte a un debitore e alla sua famiglia, giustificando l’accusa di estorsione. Inoltre, i finanziari hanno sequestrato una pistola e munizioni, oltre a 43.000 euro in contante macchiato di inchiostro, riconducibile a un furto di bancomat, confermando la presenza di un’organizzata attività di riciclaggio.

Questi due procedimenti dimostrano come le autorità giudiziarie e di polizia siano sempre più pronte a intervenire contro pratiche di credito predatorio, proteggendo così le piccole imprese da tassi d’interesse che sfociano nell’illegalità.

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