Nel cuore di Parigi, nella storica 11ª divisione del Père-Lachaise si trova l’unica sepoltura riservata alla famiglia De Nittis. Si tratta di un monumento che, sebbene apparisca come una semplice lapide, racchiude una storia complessa di riconoscimenti postumi, traslochi internazionali e, più recentemente, di investigazioni archivistiche.
L’epigrafe, incisa a cura di Alessandro Dumas figlio celebra il pittore Giuseppe De Nittis con le parole: «Qui giace il pittore Giuseppe De Nittis, morto a trentotto anni in piena giovinezza, in pieno amore, in piena gloria, come gli eroi e i semidei». La lapide è collocata lungo il Chemin Denon, in seconda fila, a pochi passi dalla celebre tomba di Chopin e costituisce il punto focale di una narrazione familiare che ha attraversato più di un secolo.
Posizione e carattere dell’unica tomba dei De Nittis
Il sepolcro si trova nella zona più centrale della 11ª divisione del Père-Lachaise precisamente lungo il Chemin Denon su una fila di monumenti secondari. La scelta di collocare la tomba vicino a Frédéric Chopin non è casuale: era prassi dell’epoca riservare spazi di prestigio a personaggi di rilievo culturale, e la fama di De Nittis come pittore impressionista già allora gli conferiva tale onore.
L’epigrafe del figlio Alessandro Dumas
L’inscrizione fu commissionata da Alessandro Dumas figlio amico intimo dell’artista e responsabile della memoria familiare. L’utilizzo di termini poetici – “piena giovinezza”, “pieno amore”, “piena gloria” – riflette l’intento di perpetuare un’immagine eroica del pittore, paragonandolo a figure mitologiche. Questa epigrafe è oggi uno degli elementi più citati nelle guide al cimitero, ma la sua presenza non è sufficiente a confermare la presenza fisica di tutti i familiari menzionati.
Le sepolture dei tre membri: date, traslochi e documenti
Secondo i registri conservati nelle Archives de Paris i tre membri della famiglia furono definitivamente deposti nella stessa tomba, ma le circostanze variano notevolmente. Giuseppe De Nittis morì il 24 agosto 1884 a Saint-Germain-en-Laye; tre giorni dopo, il 27 agosto, il suo corpo fu sepolto al Père-Lachaise. Il figlio Jacques De Nittis nato nel 1872, perse la vita il 27 febbraio 1907 a Cannes, in Costa Azzurra; sei giorni dopo, avvenuto il trasferimento, fu anch’egli deposto nella tomba di famiglia. Infine, Léontine Lucile Gruvelle moglie di Giuseppe, viene a mancare il 20 agosto 1913 a Parigi; tre giorni più tardi, il 23 agosto, è sepolta accanto al marito e al figlio.
Tutte e tre le sepolture sono formalmente registrate con il cognome “NITTIS”, ortografia riscontrata nei registri mortuari dell’epoca. La tomba, originariamente intestata a Léontine, fu infatti concessa in perpetuo al 1884, garantendo così la coesistenza dei tre resti nello stesso sito sacro.
Le ricerche di Nino Vinella e le discrepanze emerse
Nel periodo tra giugno e luglio 2025, il giornalista e ricercatore storico Nino Vinella si recò a Parigi per le riprese del documentario indipendente “De Nittis storia infinita”. Durante la visita, deposì un tributo floreale sulla tomba e annotò le condizioni dell’area. In un successivo omaggio, il Rotary Club di Barletta effettuò un gesto analogo nell’agosto 2025, in occasione del 180° della nascita dell’artista.
Vinella, avvalendosi dei servizi del Service des cimetières della Direzione degli Spazi Verdi e dell’Ambiente, contattò Jean-Pierre Balderacchi (agent d’accueil funéraire) e Quentin Boyer (chargé d’inventaire du patrimoine). Entrambi confermarono che, sebbene i registri attestino la presenza di Jacques e Léontine, non vi è alcuna traccia visibile delle loro lapidi o di corredi funebri all’interno della sezione indicata.
Questa discrepanza, rispetto a quanto riportato in varie guide pubbliche e private, solleva interrogativi sulla correttezza dei dati diffusi. Vinella sottolinea che la sola presenza della lapide di Giuseppe De Nittis non garantisce la reale esistenza dei corredi di Jacques e Léontine e invita le autorità competenti a riesaminare i documenti d’archivio per chiarire la situazione.
Il valore di questo approfondimento è duplice: da un lato, rende omaggio all’artista e alla sua famiglia, riconoscendo il loro contributo al patrimonio culturale francese; dall’altro, evidenzia la necessità di una gestione archivistica più trasparente, dove la veridicità delle informazioni pubbliche coincida con le evidenze fisiche sul campo.



