Alle 19:30 del 15 ottobre 2026, la libreria Il Ghigno di Molfetta ha aperto le sue porte a un pubblico curioso, pronto ad ascoltare due testimonianze che attraversano continenti e conflitti. Nabil Bey, traduttore e voce dei RadioDervish, ha presentato due antologie editoriali – “Il loro grido è la mia voce” e “Ogni istante è una vita” – raccolte di poesie e racconti provenienti dalla Striscia di Gaza. Accanto a lui, l’attivista locale Domenico Centrone ha condiviso, per la prima volta, il suo percorso all’interno della Global Sumud Flotilla del 2026.
Le parole di Nabil Bey: poesia e narrativa dal cuore di Gaza
Durante l’intervento, Nabil ha evidenziato come le due opere si discostino dalla tradizionale letteratura borghese portando la voce diretta di chi vive il conflitto. «Le opere di creatività letteraria, di poesia o narrativa, cercano solitamente di elaborare qualcosa che sia rappresentativo», ha dichiarato, aggiungendo che questi libri rappresentano la voce pura di persone che, nonostante il genocidio in corso, hanno trovato la forza di scrivere. Le pagine, ha spiegato, offrono un barlume di speranza, dimostrando che la volontà di vivere persiste anche nei momenti più bui.
Domenico Centrone e l’impegno della Global Sumud Flotilla
Domenico ha raccontato il suo coinvolgimento nella carovana di terra del Global Sumud Movement nata in Malesia e nota soprattutto per le flotille che trasportano aiuti a Gaza. Gli attivisti europei, secondo il suo racconto, hanno offerto corpo e passaporto come scudo contro milizie ostili, sperando che la tutela di un cittadino occidentale potesse aprire varchi chiusi. «È una stortura perversa del nostro mondo», ha osservato, «ma abbiamo il dovere di usare i nostri privilegi in senso anticoloniale a favore del popolo palestinese».
Detenzione in Libia orientale: il caso di Jadal
Il 24 maggio, Domenico e altri nove volontari sono stati trasferiti a bordo di un’ambulanza verso un punto di contatto con le milizie di Libia orientale sotto il comando del generale Haftar. L’obiettivo delle forze locali era bloccare l’accesso umanitario a Gaza, influenzato dalle pressioni egiziane. Dopo l’arresto, i manifestanti sono stati confinati in una prigione di massima sicurezza a Bengasi. Qui, hanno incontrato Jadal, un farmacista di Tobruk, costretto a un “black hole” carcerario. Jadal ha chiesto solo una cosa: che la sua famiglia sapesse la verità, per non credere che fosse morto senza colpa.
Ritornato a Molfetta, Domenico ha riabbracciato la sua comunità, ma la consapevolezza che centinaia di compagni rimangono prigionieri ha trasformato la sua narrazione in una scossa collettiva. «Questa è una serata di lotta, ma non mi interessa la narrativa eroica», ha affermato, sottolineando che la sua azione era semplicemente ciò che considerava giusto. Ora, davanti alla platea, la domanda è rimasta sospesa: “Cosa possiamo fare adesso?”.
Riflessioni sul ruolo della cultura di fronte al conflitto
L’incontro si è concluso con una riflessione sul valore della lettura e dell’ascolto. Nabil e Domenico hanno invitato il pubblico a fermarsi, a concedersi tre secondi di silenzio e a chiedersi quale ostacolo interno impedisca di agire secondo la propria coscienza. In un’epoca in cui le ferite sociali vengono spesso nascoste sotto una vita quotidiana blindata, la lettura di quei libri si è rivelata un atto di resistenza civile. L’evento, organizzato nell’ambito della XIV edizione di “Storie Italiane – Pagine d’autunno”, è stato gratuito e ha offerto la possibilità di sostenere l’assistenza a Gaza mediante l’acquisto delle opere, con una donazione di 5 euro per copia a Emergency e un 5% aiuti al Palestine Writes Literature Festival.



