Nel contesto ospedaliero, la capacità di esprimere un dolore o una preferenza terapeutica è fondamentale per una cura efficace. Tuttavia, numerosi pazienti affetti da disabilità motoria severa non riescono a comunicare verbalmente, creando un vuoto imprescindibile per il personale sanitario. Per colmare questo divario, il Policlinico di Bari ha attivato il progetto Dama (Disabled Advanced Medical Assistance), organizzando due sessioni intensive di formazione dedicate all’uso della tavola Etran, uno strumento trasparente con lettere e simboli pensato per tradurre lo sguardo in parole.
Le due giornate di formazione: chi ha partecipato
Il programma ha riunito un pubblico eterogeneo: volontari affiliati alle associazioni accreditate dal Comitato Consultivo Misto, presieduto dal dottor Gaetano Balena, oltre a quaranta studenti del corso di Logopedia dell’università locale. A completare la platea sono intervenuti psicologi, medici, infermieri e operatori del 118, tutti motivati a creare una rete di supporto integrata per i pazienti con bisogni comunicativi complessi.
Il ruolo dei giovani professionisti
Gli studenti di logopedia hanno potuto sperimentare in prima persona le dinamiche della comunicazione non verbale, osservando come la direzione dello sguardo, guidata dalla tavola, consenta di formare frasi di senso compiuto. I volontari, invece, hanno approfondito le tecniche di ascolto attivo e di interpretazione del linguaggio oculare, fondamentali per riconoscere segnali di disagio o di richiesta di assistenza durante tutto il percorso di cura.
La tavola Etran in pratica: la testimonianza di Michele Vaira
Il momento clou della formazione è stato rappresentato dal ventiduenne Michele Vaira, affetto da paralisi cerebrale infantile. Accompagnato dalla madre, Michele ha mostrato come, grazie alla tavola Etran e a un piccolo comunicatore elettronico, riesca a comporre messaggi, richiedere cambi di posizione o persino scrivere i testi delle sue canzoni. “Gli occhi parlano: è questo il punto di partenza del nostro percorso”, ha spiegato Francesco Manfredi, referente aziendale del progetto Dama, sottolineando l’importanza di cogliere ogni sguardo come potenziale frase.
Prospettive dal mondo della disabilità
Al forum ha partecipato anche Domenico Caldaro, mental coach e formatore che convive con l’atrofia muscolare spinale. La sua esperienza ha arricchito il dibattito, evidenziando le difficoltà quotidiane legate alla mancanza di strumenti di comunicazione e la necessità di un approccio multidisciplinare che consideri anche gli aspetti psicologici e sociali della disabilità.
Obiettivi del progetto Dama e impatto sul futuro della cura
Secondo le parole del direttore sanitario Danny Sivo, rendere le cure accessibili significa prima di tutto “mettere ogni persona nelle condizioni di comunicare ed essere ascoltata”. Il modello Dama prevede infatti percorsi dedicati, una presa in carico integrata e l’utilizzo costante della tavola Etran per garantire ai pazienti la possibilità di esprimere bisogni, desideri e scelte terapeutiche. L’iniziativa, già sperimentata in altre strutture italiane, rappresenta un passo decisivo verso una sanità più inclusiva, dove la capacità di parlare non è più un privilegio ma un diritto garantito a tutti, indipendentemente dalle limitazioni motorie.



