La richiesta di pena formulata dalla procura di Bari segna un momento significativo nel processo per l’omicidio di Danilo Abiuso, il 22enne ucciso a Valenzano il 14 novembre 2003. Oggi, martedì 27 ottobre, il pubblico ministero ha chiesto la condanna a trenta anni di reclusione per ciascuno dei tre imputati, nel corso della requisitoria tenuta davanti al gup di Bari.
Il procedimento si svolge con rito abbreviato, scelta che incide sulla quantificazione della pena richiesta dalla pubblica accusa. Il giudice ha aggiornato l’udienza al 26 gennaio 2027 per le discussioni delle parti civili e della difesa, rinviando così la decisione finale alla prosecuzione del dibattimento.
Accuse formali e imputati coinvolti
I tre imputati coinvolti nel processo sono Luigi Guglielmi, Giovanni Partipilo e Francesco Luigi Frasca. La contestazione principale è quella di omicidio volontario aggravato da elementi specifici indicati nell’imputazione: premeditazione, metodo mafioso e la minorata difesa della vittima. Nell’impianto accusatorio a Guglielmi viene attribuito anche il ruolo di mandante, mentre per tutti e tre gli indagati la Procura sostiene la partecipazione all’esecuzione del delitto.
Ruolo della scelta del rito abbreviato
La scelta del rito abbreviato è stata formalizzata davanti al gup Giuseppe De Salvatore. L’avvocato Roberto Loizzo, che assiste i familiari della vittima come parte civile, ha precisato che la richiesta di pena tiene conto proprio di questa opzione processuale. La pronuncia della pena definitiva attende quindi le discussioni che saranno svolte nel prossimo udienza fissata a gennaio.
Riapertura delle indagini e elementi probatori
Il delitto di Abiuso era rimasto senza responsabili per oltre ventidue anni fino alla riapertura delle indagini, disposta su istanza dei familiari e coordinata dalla Dda. Le indagini più recenti, condotte dai carabinieri e coordinate dal pubblico ministero della Dda Domenico Minardi, hanno portato all’individuazione dei tre presunti responsabili lo scorso febbraio.
Elementi decisivi per l’accusa
Secondo l’accusa sono state determinanti le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che hanno contribuito alla ricostruzione dei fatti. Le misure cautelari adottate hanno colpito Guglielmi e Partipilo con l’applicazione della custodia in carcere, mentre per Frasca il gip non ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari richieste dall’accusa.
Contestualizzazione della vicenda nella faida tra clan
Gli inquirenti ritengono che l’omicidio si sia inserito nel quadro di contrasti più ampi tra il clan Di Cosola e il clan Strisciuglio, connessi al controllo delle piazze di spaccio e a ruggini personali pregresse. Questo contesto è al centro della ricostruzione accusatoria che vuole l’evento come esito di una logica di sangue e contropace tipica delle faide criminali.
Il numero di colpi e il quadro accusatorio
Nell’istruttoria è stato inoltre messo in evidenza che nell’aggressione sarebbero stati esplosi otto colpi, elemento citato fra i dati utili alla ricostruzione dell’evento. Tali particolari vengono associati alla dinamica dell’omicidio e all’aggravamento della contestazione per metodo mafioso, inserendo così il fatto nella cornice delle attività criminali organizzate.
La famiglia di Danilo ha seguito le udienze con attenzione e, prima dell’ultima udienza, ha affidato a un messaggio pubblico la memoria del giovane: «Non era un criminale», hanno scritto i familiari, ricordandolo come una persona solare e benvoluta. Quel messaggio sintetizza il dolore di un’attesa durata quasi ventitré anni prima che la vicenda tornasse ad animare l’attività giudiziaria.
Il processo proseguirà con le discussioni programmate per il 26 gennaio 2027, quando saranno esposte le argomentazioni della parte civile e della difesa di uno degli imputati. Da quell’ulteriore confronto verrà poi valutata la richiesta della Procura, che al momento resta la proposta di trent’anni per ciascuno degli imputati coinvolti.



